Nazione: Stati Uniti
Anno: 2017
Episodi: 13
Piattaforma: Netflix
Creata da:  Steve Lightfoot
Attori: Jon Bernthal, Ben Barnes, Ebon Moss-Bachrach, Deborah Ann Woll
Voto Filmantropo: 

 
 
 
 
 
 
Dopo aver ucciso i responsabili della morte di sua moglie e dei suoi figli, Frank Castle sveste i panni del Punisher e comincia a lavorare come semplice operaio di un’azienda edile, assumendo l’identità fittizia di Pete Castiglione. Desideroso di lasciarsi alle spalle i molti fantasmi del passato, riesce a fare in modo che quasi tutti lo credano morto. Ma l’improvvisa apparizione del misterioso Micro lo costringerà a tornare in azione.

Il progressivo calo di qualità delle serie Netflix ambientate nel Marvel Cinematic Universe (le mediocri Luke Cage e Iron Fist, solo parzialmente riscattate da The Defenders), aveva cominciato a insinuare il dubbio che il continuo cambio creativo al timone dei vari show avesse in qualche modo iniziato a pregiudicare i buoni risultati ottenuti con le prime produzioni dedicate agli eroi di Stan Lee (la prima stagione di Daredevil rimane, a oggi, una delle migliori serie televisive tratte da un fumetto). Infatti, se da un lato la scelta dell’azienda californiana di assegnare la posizione di showrunner a professionisti affermati (lo Scott Buck di Six Feet Under e Dexter per Iron Fist, per esempio, che è comunque riuscito a fare di peggio con l’ignobile The Inhumans) poteva essere considerata una decisione condivisibile, la difficoltà di amalgamare le tematiche tipiche di un serial supereroistico con quelle rintracciabili in generi più tradizionali (il noir in Jessica Jones, la baxploitation in Luke Cage, le arti marziali in Iron Fist) è sembrato presto un limite difficile da superare. Un personaggio come Frank Castle, quindi, il cui legame con il mondo degli eroi in calzamaglia è sempre stato piuttosto flebile, ben si prestava a un cambio di direzione molto netto: anche solo il fatto di non avere a che fare con nessun super potere ha permesso alla sceneggiatura di seguire percorsi più congeniali. Se infatti il “Punitore” (traduzione letterale di Punisher, con cui il personaggio è stato conosciuto per anni sulle pagine dei fumetti in Italia) nella sua prima apparizione come avversario di Spiderman, nel 1974, poteva sembrare l’ennesimo tentativo della Marvel di sfruttare i diversi filoni di successo dell’epoca (“Il giustiziere della notte” con Charles Bronson uscì nelle sale cinematografiche lo stesso anno), nel corso del tempo, grazie ad autori come Steven Grant e Mike Baron, si è reso protagonista di un’evoluzione che lo ha portato a essere uno degli esperimenti più riusciti della Casa delle Idee, quando, sul finire degli anni Ottanta la casa editrice newyorchese decise di imporre un approccio più adulto a molte delle sue serie a fumetti. Baron, in particolare, è il vero responsabile della versione dura e spietata, ma oggettivamente più matura del personaggio, che sembra essere stata presa a modello dallo sceneggiatore Steve Lightfoot per il Frank Castle di Netflix. Via ogni possibile riferimento agli eroi in costume, quindi (l’unico legame con il Marvel Cinematic Universe viene offerto dalle fugaci apparizioni di Karen Page), per lasciare spazio a temi tipici di un classico action movie moderno. Forse il solito complotto ordito da frange deviate della CIA, alla base del plot della serie, potrà essere sembrato a molti una soluzione narrativa un po’ troppo prevedibile, ma si tratta di un peccato veniale. The Punisher è un crescendo di tensione episodio dopo episodio, grazie a scene d’azione di altissimo livello, caratterizzate da sparatorie adrenaliniche e combattimenti corpo a corpo di violenza inaudita. Lightfoot e i suoi collaboratori riescono persino a inserire parecchi riferimenti alle storie a fumetti più famose del personaggio (comprensibili solo a chi queste storie le ha lette) senza appesantire una trama che scorre lineare nel corso di tutti e tredici gli episodi che compongono la prima stagione. Merito anche della scelta di Jon Bernthal come interprete di Frank. L’attore (già visto in Walking Dead e, più di recente, come fratello di Ben Affleck nel sottovalutato The Accountant) è molto bravo a mostrare non solo l’anima tormentata di un uomo perseguitato dal ricordo incancellabile dei famigliari assassinati, ma anche la trasformazione di una persona in una perfetta macchina da guerra, pronta a sbaragliare ogni avversario, senza mostrare la minima pietà. L’interpretazione di Bernthal, d’altra parte, era sembrata anche una delle cose migliori della seconda stagione di Daredevil. Quasi altrettanto bravi molti degli attori scelti come cast di supporto, a cominciare da Ebon Moss-Bachrach nelle vesti di Micro (altra creazione di Mike Baron), e la sorpresa Amber Rose Revah, come Dinah Madani.

 

[attenzione: spoiler!]

 

Chi conosce le storie a fumetti di Frank Castle sa chi è Billy Russo, il personaggio interpretato da Ben Barnes. Si tratta di Mosaico (Jigsaw in originale), storica nemesi del Punisher. Il volto di Billy coperto dalle bende, che si intravede nel finale, non lascia spazio a possibili alternative, prefigurando fin da ora uno dei temi centrali della già annunciata seconda stagione del personaggio. Per concludere, è giusto ricordare che questa non è la prima trasposizione live del personaggio. Frank Castle, infatti, è stato protagonista di ben tre film, dei quali vale la pena citare solo il primo del 1989 (da noi è stato distribuito con il titolo Il Vendicatore) con Dolph Lundgren nei panni del Nostro, un cinecomic di culto realizzato con pochi mezzi, in anni in cui l’interesse verso i personaggi dei fumetti era stato appena rinfocolato dall’uscita del Batman di Tim Burton.

 

 


 

 

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