Durante la notte di Halloween, il sindaco di Gotham City viene brutalmente assassinato da un misterioso serial killer che si fa chiamare l’Enigmista (Paul Dano). Per indagare sull’omicidio, il tenente James Gordon (Jeffrey Wright) decide di chiedere l’aiuto di Batman, un vigilante comparso in città da un paio d’anni, sotto la cui maschera si cela lo schivo miliardario Bruce Wayne (Robert Pattinson).

Nazione: Stati Uniti
Anno: 2022
Genere: Azione, thriller, drammatico
Regista: Matt Reeves
Durata: 176 min
Attori: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Paul Dano, Jeffrey Wright, John Turturro, Colin Farrell, Andy Serkis

Dopo una lavorazione a dir poco travagliata, che ha seguito gli alti – molto pochi, almeno in termini qualitativi – e bassi del DC Extended Universe, è, infine, giunto nei cinema The Batman, il film di Matt Reeves che ha segnato l’ennesima ripartenza su celluloide del Cavaliere Oscuro. I piani originali, tuttavia, prevedevano una pellicola inserita a pieno titolo nella continuity di Batman vs. Superman: Dawn of Justice e Justice League, tanto che Ben Affleck – in coppia con Geoff Johns – ne aveva persino completato lo script. Poi, contrattempi vari, parecchi dei quali legati alla vita personale del regista/attore americano, hanno spinto la Warner Bros. a riconsiderare il progetto e a scegliere pragmaticamente di seguire un’altra strada. Una decisione accolta con favore dalla critica (ma anche dal pubblico, a giudicare dall’incasso raccolto finora), visto che, già alle prime proiezioni per la stampa, molti commentatori si sono affrettati a esaltare il film e qualcuno si è addirittura spinto a definirlo il miglior lungometraggio mai girato dedicato all’Uomo Pipistrello. Ma è davvero così? Intendiamoci, dopo aver toccato il fondo con pellicole imbarazzanti come Aquaman o Harley Quinn: Birds of Prey (per tacere del disastro produttivo dell’appena citato Justice League), la Warner aveva bisogno di rimettersi in carreggiata attraverso un cambio di passo significativo. Ciò nonostante, ci è sembrato che buona parte della critica si sia decisamente lasciata prendere la mano. Non che il lavoro di Reeves sia insoddisfacente, anzi. Questo, però, non significa che il film non mostri qualche pecca importante. Per esempio, benché, con ogni probabilità, il regista abbia voluto semplicemente omaggiare la pellicola di David Fincher, è indubbio che le similitudini tra l’Enigmista e il John Doe interpretato da Kevin Spacey in Seven siano al limite del plagio. Inoltre, capiamo la volontà di voler umanizzare il personaggio, ma il Bruce Wayne dimesso e apatico di Robert Pattinson (che, a volte, appare persino più pallido che in Twilight), ci ha convinti molto poco. Così come ci ha lasciati perplessi il finale sfilacciato e inutilmente lungo, che si perde in sottolineature e dettagli del tutto superflui. A ogni modo, a meno di non voler seriamente correre il rischio di offuscare le qualità di The Batman, è bene fermarsi qui con le critiche negative e mettere subito in evidenza i suoi non pochi pregi. Partendo con una precisazione: abbiamo detto di non aver gradito l’abulia di Bruce Wayne, ma non la scelta di Reeves di voler rappresentare i protagonisti come persone reali. Una decisione che ben si adatta all’idea di realizzare un film che di supereroistico ha ben poco (di fatto solo il costume di Batman, la Bat-Mobile e qualche altro gadget tecnologico dell’arsenale dell’eroe) dato che da subito esso si configura come un insolito thriller investigativo (riprendendo un aspetto spesso trascurato dei fumetti, dove l’Uomo Pipistrello è considerato il più grande detective del mondo). Come conseguenza immediata, i cattivi vengono completamente spogliati dei loro abiti pittoreschi, con cui sono soliti comparire sulle pagine dei comic book. Non solo l’Enigmista, di cui abbiamo già detto, ma anche il Pinguino (un irriconoscibile, benché efficace, Colin Farrell) o, addirittura, il Joker (almeno per quanto si è potuto vedere nella scena tagliata, diffusa in rete qualche settimana fa). La stessa Gotham City viene dipinta nella maniera più realistica possibile e per raffigurare al meglio la sua natura di città cupa, sporca e corrotta, Reeves la ammanta di un’oscurità permanente (resa ancora più opprimente da una pioggia quasi incessante). Le tenebre vengono lacerate solo di rado, attraverso lampi di luce al neon, fiammate di rosso intenso, veementi lingue di fuoco, a creare un’atmosfera suggestiva e ammaliante, che, però, non alleggerisce di un grammo la drammaticità della vicenda. Un clima disperante che non risparmia neppure i personaggi, a partire proprio da Batman il quale – come ripete egli stesso nel corso della pellicola – non è il paladino della giustizia, ma il simbolo della vendetta. E seguendo questa visione, i criminali non devono solo temerlo, bensì esserne terrorizzati (magistrale, in proposito, la sequenza iniziale, contrassegnata da un senso di inquietudine così penetrante, da essere chiaramente percepito pure dal pubblico), da cui esplosioni di violenza mai viste prima nei cinecomic tradizionali. Una ruvidezza impressa anche alle scene d’azione, tanto che nella migliore in assoluto – il lungo inseguimento in macchina tra Batman e il Pinguino – la dinamica è, a volte, di difficile comprensione e la spettacolarizzazione ridotta all’essenziale.

Tra i punti di forza del film va sicuramente inclusa pure l’ottima caratterizzazione dei personaggi, tra i quali la “Catwoman” di Zoë Kravitz è senza dubbio il più riuscito. Non solo per la sensualità che trasuda da ogni suo movimento o per la sua coraggiosa e non così scontata – sebbene ripresa dai fumetti – ambiguità sessuale (persino in questi tempi di ricerca continua dell’inclusività), ma perché Selina Kyle è un character realmente tridimensionale, che, senza contraddizioni apparenti, riesce tanto a catturare l’essenza della sua controparte cartacea, quanto a discostarsene in maniera netta. 

Rimane ora da capire cosa ne sarà del resto dell’Universo DC. Seguire la strada intrapresa dai Marvel Studios sembra proprio non fare per la Warner, che, non a caso, ha conseguito i suoi risultati migliori quando ha scelto percorsi differenti (basti ricordare l’exploit ottenuto con Joker solo tre anni fa). Il problema è che con un personaggio come il Cavaliere Oscuro il gioco si è rivelato molto semplice, visto che anche nei fumetti è quello che si presta meglio a reinterpretazioni di vario tipo. Lo stesso, però, non si può dire per gli altri membri del pantheon DC (facciamo davvero fatica a immaginare un’operazione del genere con Superman o Wonder Woman). Forse è per questo che la Warner non ha ancora chiuso l’esperienza del DC Extended Universe. Tuttavia, a parte qualche piccola perla come il recente Suicide Squad di James Gunn, o la conferma delle prossime uscite di Flash, Black Adam e sequel vari – buoni solo a recuperare i soldi già spesi – a tutt’oggi, di un progetto coerente e ben strutturato non riusciamo a intravedere neanche l’ombra.

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