Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Episodi: 10 
Piattafoma:
Amazon Prime Video

Genere: Drammatico. fantastico, horror
Creatori: Seth Rogen, Evan Goldberg, Sam Catlin
Attori: Dominic Cooper, Joe Gilgun,Ruth Negga, Lucy Griffiths,W. Earl Brown
Voto Filmantropo: 3,5/5

 

 

 

Per salvare la vita all’amata Tulip (Ruth Negga), Jesse Custer (Dominic Cooper) è costretto a chiedere l’aiuto di sua nonna (Betty Buckley), ma anche a rivivere i terribili eventi del suo passato.

 

La decisione del network americano AMC di realizzare una serie televisiva basata su Preacher, il famoso fumetto di Garth Ennis e Steve Dillon, fu accolta da molti con un misto di perplessità e scetticismo. Come avrebbe potuto un autore del piccolo schermo, anche se bravo, trasportare in televisione la feroce iconoclastia (spesso al limite della blasfemia) dei testi di Ennis, senza tradirne lo spirito? Ebbene, la serie è giunta alla terza stagione (con la quarta in procinto di essere ufficializzata) e tutti i dubbi che avevano accompagnato la lavorazione dello show paiono ormai del tutto fugati. Merito, senz’altro, del suo ideatore Sam Catlin (pluripremiato scrittore/produttore della celebratissima Breaking Bad), che ha sviluppato la serie in collaborazione con Seth Rogen e Evan Goldberg, bravo a intuire quali aspetti del fumetto potessero essere tenuti in considerazione, e da quali, invece, occorresse discostarsi parecchio, per evitare di correre il rischio di non riuscire a catturare il gusto dell’eterogeneo pubblico televisivo. Pertanto, anche se i personaggi sono praticamente gli stessi, e buona parte della trama si ispira alla saga originale, le differenze tra fumetto e show televisivo restano notevoli, a cominciare proprio dalla connotazione dei character principali. Il protagonista Jesse Custer (un ottimo Dominic Cooper), per esempio, diversamente dal suo alter-ego cartaceo, non è un personaggio risoluto, sicuro di sé e assolutamente determinato a raggiungere i suoi obiettivi, ma, piuttosto, un ambiguo mascalzone, dalla dubbia moralità, che, in caso di necessità, non esita nemmeno un istante a usare il potere di Genesis (la creatura potentissima nata dall’unione di un angelo e di una diavolessa, che alberga nel suo corpo). Un ribaltamento di personalità evidente anche negli altri due personaggi principali, Tulip e Cassidy, per i quali, considerando quello che succede nel fumetto, sarà interessante capire cosa decideranno gli autori, al momento ancora chiaramente indecisi su come andare avanti: il lungo intermezzo relativo a Eccarius e ai suoi Enfants du Sang, per esempio, sebbene parzialmente ripreso dalle pagine del fumetto, è parso un escamotage necessario a non lasciare Cassidy ai margini della vicenda. I collegamenti con la storia principale, tuttavia, sono stati pochissimi e abbastanza forzati, e hanno dato l’idea che, in attesa di trovare una soluzione, gli autori abbiano preferito non far interagire troppo il simpatico vampiro con il resto della truppa. D’altra parte, adattare le storie di Ennis si sta dimostrando via via sempre più complicato: la comprensibile scelta di Catlin e soci di cercare di rimanere il più possibile fedeli al fumetto, li costringe talvolta a spingersi troppo in là con gli aspetti più grotteschi della vicenda, rendendo veramente difficile non superare il confine della demenzialità. E così, in questa terza stagione, ci tocca vedere un Satana con corna e zampe da caprone che si aggira sulla Terra come se fosse la cosa più naturale del mondo, e l’Altopadre del Graal ridotto a un mostruoso e improbabile ciccione. Peccati veniali, comunque, che non pregiudicano la qualità della serie, la quale, oltre agli affiatati protagonisti, può contare, sempre di più, su tanti comprimari d’eccezione. Tra le new entry merita una citazione speciale la diabolica Marie L’Angelle della bravissima Betty Buckley, senza, però, dimenticare Pip Torrens (che molti ricorderanno come Tommy Lascelles in The Crown), che, dopo aver esordito nella stagione precedente, si conferma un irresistibile Herr Starr. Solo un attore dotato di forte autoironia avrebbe potuto portare sul piccolo schermo un simile personaggio, senza scadere nel ridicolo, ed è anche grazie alla sua interpretazione se il nonsense e l’assurdo non prendono il sopravvento sul resto dello show. Tuttavia, è bene sottolineare che sono proprio gli aspetti più grotteschi ad accomunare serie televisiva e fumetto. Inutile cercare nell’opera di Ennis e Dillon chissà quale messaggio morale: mettere alla berlina la Chiesa e i suoi simboli, più che una critica verso il Cristianesimo e le sue istituzioni, è sembrata solo una divertita satira degli aspetti più ottusi della religione. Quasi un’ossessione per Ennis, che ha riproposto più volte lo stesso tema, anche in altri suoi lavori, ma che non deve essere intesa come l’essenza della sua opera. Con Preacher l’autore nordirlandese ha voluto realizzare una sorta di western post-moderno, pieno zeppo di personaggi provocatoriamente politically “incorrect”, con improbabili antieroi in lotta con forze ben aldilà delle loro capacità. Catlin, Rogen e Goldberg lo hanno capito perfettamente, ed è questo che hanno portato in TV. E’ vero che buona parte dell’irriverenza di Ennis è stata mantenuta, ma solo per sfruttarne gli aspetti più divertenti, non con un vero intento sacrilego. Che importa se qualcuno avrà da ridire sulla vacuità dei contenuti della serie, Preacher è intrattenimento di classe, ed è solo questo che ci interessa.

 

 

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