Nazione: Stati Uniti
Anno:  1946
Durata: 131 min
Regia: Frank Capra
Attori: James StewartDonna ReedLionel Barrymore, Thomas Mitchell, Henry Travers
Voto Filmantropo:


 

 

L’onesto e altruista George Bailey, dopo aver dedicato tutta la vita ad aiutare il prossimo, rischia la bancarotta a causa del perfido finanziere Henry Potter. Alla vigilia di Natale, colto dalla disperazione, il povero George medita il suicidio, ma in suo soccorso arriva il vecchio Clarence, un angelo custode di secondo livello, che desideroso di potersi finalmente guadagnare le ali, gli mostra come sarebbe stato terribile il mondo, se lui non fosse mai nato.


Probabilmente l’opera più nota e celebrata di Frank Capra, La vita è meravigliosa è ormai da tempo considerato il film di Natale per antonomasia (oltre a essere stato inserito dall’American Film Institute nella lista dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, e conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso americano). Ma alla sua uscita, nel 1946, stranamente, la pellicola non ottenne il successo sperato (molti ne attribuirono la colpa all’inverno particolarmente rigido che investì il Nord America in quell’anno, lasciando molte persone chiuse in casa), tanto che, di lì a poco, la neonata Liberty Film, casa di produzione fondata dallo stesso Capra, al ritorno in patria dopo aver prestato servizio nell’esercito americano durante la Seconda Guerra Mondiale, fu costretta a chiudere per fallimento. Oggi, invece, escluse pochissime voci fuori dal coro, il film rappresenta per la stragrande maggioranza della critica, il culmine della poetica del regista italo-americano: l’inguaribile ottimismo elargito a piene mani, l’elogio continuo dell’american way of life, la fiducia incondizionata nella bontà di fondo dell’umanità, trovano nella pellicola la loro massima espressione. Capra, tuttavia, non era l’ingenuo cantore di un mondo buonista completamente fuori dalla realtà, ma piuttosto un convinto sostenitore della possibilità di poter risollevare le sorti della propria vita, anche nei momenti di maggiore difficoltà. I suoi film degli anni Trenta e dei primi anni Quaranta, che gli valsero successo e fama (E’ arrivata la felicità, Mr. Smith va a Washington, Arriva John Doe), furono, durante il New Deal, un inno alla voglia di ricominciare del popolo americano, ancora provato dagli effetti della Grande Depressione causata dal crollo di Wall Street del 1929. Lui stesso, nato in una famiglia modesta di Palermo, ed emigrato a Los Angeles giovanissimo, rappresentava la prova vivente di come, con umiltà e sacrificio, una persona potesse arrivare al gradino più alto della scala sociale (prima dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, Capra aveva già vinto per ben tre volte l’Oscar come miglior regista, ed era considerato uno degli autori più rappresentativi di Hollywood). Ma, come detto, nonostante il profluvio di buoni sentimenti, Capra era ben consapevole del mondo che gli stava attorno. Non a caso fu sua l’idea di inserire nella trama l’avido Potter di Lionel Barrymore, come sua fu anche la decisione di non prevedere il minimo ravvedimento del personaggio dopo le sue malefatte. Una scelta che contrasta nettamente con i presunti temi dickensiani spesso attribuiti alla pellicola (la figura di Potter viene di frequente accostata a quella del vecchio Scrooge del Canto di Natale), ma che rafforza il messaggio alla base di gran parte del suo cinema: i cattivi esistono, ma sono sempre i buoni e i giusti ad avere la meglio alla fine. Per quanto riguarda gli attori, il grande James Stewart, nei panni del protagonista George, offre forse una delle sue interpretazioni migliori, riuscendo a essere verosimile sia quando il suo personaggio sfoggia un’invidiabile serenità d’animo, sia quando sprofonda nel pessimismo più nero. Per chi non l’avesse mai visto, la vita è meravigliosa, nella sua splendida versione originale in bianco e nero, è un titolo da recuperare al più presto, magari proprio nella settimana natalizia, senza vergognarsi di versare qualche lacrima al sopraggiungere del commuovente e indimenticabile finale.

 

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