Nazione: Stati Uniti d’America, Australia
Anno:  2018
Durata: 99 min
Regia: Michael e Peter Spierig
Attori: Helen Mirren, Jason Clarke
Voto Filmantropo:

 

San Francisco, 1906. Un terremoto con epicentro a sud-est della città californiana scuote nel profondo la comunità e lascia circa 300000 persone senza alloggio. Non un semplice evento sismico, ma qualcosa di più profondo…

Nel gargantuesco calderone di pellicole horror che popolano le sale italiane da diversi anni, dobbiamo dire difficilmente dissimili tra loro, una piccola ventata di novità arriva con questa produzione dei fratelli Spierig (Saw Legacy) che portano alla nostra attenzione la storia di Sarah Winchester, moglie dell’omonimo proprietario della Winchester Arms Company. Leggere come incipit iniziale “basato su fatti realmente accaduti” è decisamente singolare dati i contenuti stessi del film. Eccezion fatta, quindi, per le manifestazioni spiritiche ovviamente mai dimostrate, tutto quello che viene raccontato nei 99 minuti corrisponde esattamente a gran parte di vita della sfortunata vedova. Persa la figlia poche settimane dopo il parto Sarah cade in una profonda depressione che la porterà in un vortice di negatività in continuo aumento aggravatosi con la successiva perdita, a distanza di poco tempo, del marito e del suocero. Convinta da una spiritista di essere afflitta da una maledizione dedica il resto della vita a costruire un edificio composto da stanze il cui numero aumenta senza soluzione di continuità facendo a meno di progetti e senza nessuna logica sotto l’egida dei consigli forniti dalla medium secondo la quale le stesse servivano a contenere le anime delle persone morte per colpa della remunerativa attività di famiglia. I lavori proseguirono i successivi 38 anni, tutti i giorni, 24h su 24h. A dare il volto della protagonista di questa curiosa storia è una meravigliosa Helen Mirren assolutamente in parte, aiutata da una scenografia davvero efficace ed una regia che non abusa eccessivamente dei classici cliché del genere per spaventare scorrettamente lo spettatore. Non verrà ricordato come masterpiece ma senza dubbio merita una visione per l’ottima prova corale del cast ed un certo gusto visivo per la messa in scena degli eventi. L’impianto della sceneggiatura scongiura punti morti o eccessivamente drammatici rendendo il prodotto fruibile per una serata condita da un pizzico di brivido.

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