L’evolversi del colpo al Banco di Spagna sembra avere decretato la fine della banda, Lisboa è caduta nelle mani della polizia e ritenuta morta dal Professore, che ha perso la testa; gli altri membri hanno dichiarato guerra alle forze dell’ordine, e cercano disperatamente di salvare la vita a Nairobi, rimasta gravemente ferita. In queste condizioni, sarà ancora possibile la riuscita del piano?

Nazione: Spagna
Anno: 2020
Episodi: 8
Piattaforma: Netflix
Genere: Drammatico, azione
Creata da: Alex Pina
Attori: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Alba Flores, Miguel Herrán, Jaime Lorente, Rodrigo de la Serna

Arriva la quarta stagione di una delle serie bandiera di Netflix, balzata in testa alla classifica delle visualizzazioni già il primo giorno, dà pienamente ragione alla piattaforma di streaming che, dopo il successo delle prime due stagioni, aveva commissionato un altro “colpo” alla banda dei Dalì.

La terza stagione presentava grossi difetti, qualche forzatura di trama, sgradevoli sensazioni di “già visto” e qualche tempo morto di troppo avevano fatto storcere il naso ai fan, che da tempo ne attendevano il ritorno.

In controtendenza, questa nuova parte della storia sono ha davvero pochi i momenti in cui si rimane fermi a pensare, l’azione ha ritmi molto alti e rende godibile la successione degli episodi, attenti al binge watching, anche se mancano dei nuovi elementi capaci di fare gridare al miracolo. 

La sostanziale novità di questa stagione viene rappresentata da un antagonista contrapposto alla banda per gran parte del tempo, il letale Gandia, capo della sicurezza del banco di Spagna. 

Viene regalato ulteriore spazio a Bogotà e Marsiglia, personaggi che si confermano molto interessanti e piacevoli, decisamente più interessanti di Palermo, esageratamente sopra le righe e troppo emule di Berlino, per potersi ricavare uno spazio nel cuore dei fan, mentre Tokyo sembra raggiungere una maturità che finora mai sarebbe sembrata possibile, anche se forse anche questo è un tratto della sua imprevidibilità.

La smodata passione per il melodramma degli spagnoli porta spesso i toni della stagione oltre il limite del trash e dell’inverosimile; esistono poi dei momenti di karma istantaneo capaci di donare allo spettatore il dono della premonizione, più volte capiterà che le cose stiano andando troppo secondo i piani perché non accada qualcosa di spiacevole, così come di fronte alla situazione che pare senza via di uscita, sia in arrivo un flashback che mostri come anche questa incredibile, disastrosa eventualità sia stata messa in conto dal Professore, che ha già battezzato un piano per venirne fuori. 

Insomma, la creatività messa in atto per le nuove situazioni ed i piani ingegnosi poteva essere usata anche per dirottare la trama fuori dallo schema “Piano perfetto/Imprevisto/Flashback/Piano ancora più perfetto”; qualche momento di fortissimo impatto emozionale non riesce comunque ad attenuare la sensazione di assistere ad un prodotto che non cambia nel suo essere.

Non può certo fare le veci della trama, ma il reparto tecnico si dimostra di ottima qualità, grazie anche al budget stanziato da Netflix; merita certamente la visione del documentario “La Casa de Papel – El Fenomeno”, contiene molte curiosità sugli aspetti tecnici e realistici della trama di cui alcuni davvero sorprendenti, oltre a descrivere l’impatto che questa serie ha avuto sulla cultura mondiale. Importante, da vedere solo dopo la visione degli episodi, per evitare spiacevoli spoiler.

In conclusione, questa quarta stagione risolve il problema della noia migliorandone la godibilità complessiva, ma non regala quelle novità in grado di spiazzare lo spettatore; il finale genera un mix di sentimenti molto contrastanti tra loro.

“Escuchame, esta guerra la vamos a ganar!”

VOTO FILMANTROPO:


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