New York, 1977. In seguito alla tragica morte di sua nonna (Jeannie Berlin), Jonah Heidelbaum (Logan Lerman) viene avvicinato da Meyer Offerman (Al Pacino), un anziano ebreo benestante, che sostiene di essere un amico di vecchia data della donna. Offerman, però, nasconde un segreto. Egli, infatti, è a capo di un eterogeneo gruppo di persone, che da tempo dà la caccia a ufficiali nazisti, rifugiatisi sul suolo americano dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nazione: Stati Uniti
Anno: 2020
Episodi: 10
Piattaforma: Amazon Prime Video
Genere: Drammatico, thriller
Creata da: David Weil
Attori: Logan Lerman, Jerrika Hinton, Lena Olin, Saul Rubinek, Al Pacino

Siamo sicuri che, prima che il coronavirus cambiasse radicalmente il nostro modo di vivere, in tanti avranno notato i muri delle proprie città tappezzati con gli sgargianti manifesti che annunciavano l’arrivo di Hunters, nuova serie di Amazon Prime Video. Manifesti che, mostrando il volto di Al Pacino in primo piano (il quale, dopo l’exploit di The Irishmen per Netflix, sembra proprio che abbia trovato nello streaming un modo per prolungare la sua carriera artistica), avrebbero dovuto invogliare gli spettatori a guardare lo show (che, per di più, può vantare, tra i suoi produttori esecutivi, il nome di Jordan Peele, regista e sceneggiatore di Scappa-Get Out e Noi). La presenza dell’attore italo-americano ha sicuramente rappresentato il miglior biglietto da visita per la serie, ma non andrebbero dimenticati anche un intrigante inizio sopra le righe alla Tarantino, numerose strizzatine d’occhio ai B-movie anni Settanta e un tema, poco utilizzato negli ultimi anni dalla fiction, ma sempre apprezzato dal pubblico, come la presunta presenza in America di numerosi criminali nazisti, fuggiti dalla Germania sconfitta in guerra. Tanti motivi di interesse, insomma, che sembravano potessero far rapidamente dimenticare le perplessità suscitate dalle ultime produzioni ad alto budget dell’azienda di Seattle. Tuttavia, se Jack Ryan e Carnival Row, pur con tutte le riserve del caso, alla fine si erano dimostrati due prodotti di intrattenimento più che discreti, Hunters, invece, è quella che può tranquillamente definirsi un’occasione sprecata. Non sapremmo, infatti, con quali altri aggettivi descrivere il risultato finale dell’opera prima di David Weil, lo sconosciuto autore della serie. Costui, affermando di essersi largamente ispirato ai racconti di sua nonna, una sopravvissuta dell’Olocausto, per le parti ambientate nel campo di concentramento di Auschwitz, si è anche occupato in prima persona della sceneggiatura di gran parte degli episodi. Questa, però, fin dall’inizio, è apparsa come uno dei punti più deboli dell’intera operazione, tanto che ingenuità e contraddizioni si sprecano lungo tutta la stagione e i due colpi di scena finali (assolutamente non necessario il primo e francamente un po’ imbarazzante il secondo, dove si scopre la vera identità del Colonnello interpretato da Lena Olin e di chi muove realmente le fila del fantomatico Quarto Reich in terra americana), sono sembrati solo un inutile escamotage per cercare di sorprendere il pubblico a tutti i costi. 

L’errore più grave, tuttavia, è l’evidente mancanza di un indirizzo preciso per la serie. Weil e i suoi collaboratori, infatti, elaborano una trama che vede troppe vicende intrecciarsi tra loro, spesso in antitesi l’una con l’altra, con la conseguenza di confondere lo spettatore sul genere di spettacolo a cui sta assistendo. Come considerare altrimenti, intermezzi surreali o decisamente comici, che riescono solo a ridicolizzare la vicenda (resa drammatica dai tanti flashback ambientati ad Auschwitz, a cui abbiamo brevemente accennato in precedenza), omaggi alla blaxploitation mai veramente portati fino in fondo (ci riferiamo, ovviamente, al personaggio di Roxy Jones, assolutamente sprecato), intrighi governativi e indagini del FBI che si mescolano in malo modo, e passaggi in cui si scade nella farsa vera e propria (quasi tutti quelli che vedono protagonista l’insostenibile Biff Simpson, interpretato da un Dylan Baker completamente fuori controllo)?

A farne le spese sono soprattutto i personaggi, a cui, non di rado, è difficile trovare un senso all’interno della trama. Infatti, Meyer Offerman a parte (interpretato da un Al Pacino che anche in produzioni poco riuscite come queste, riesce sempre a non farci dimenticare perché è tuttora considerato uno dei più grandi attori viventi), abbiamo l’attore fallito Lonny Flash, al quale teoricamente sarebbero riservati gli intermezzi più comici, ma che nonostante la bravura di chi ne veste i panni (Josh Radnor, una delle star di How I Met Your Mother), per la maggior parte delle volte sembra più patetico che divertente. Ecco, poi, l’improbabile coppia costituita da Murray e Mindy Markowitz, più adatta a una sit-com degli anni Ottanta che a una serie di questo tipo e, soprattutto, l’improponibile Sorella Harriet, un ex agente del MI6 che va in giro ad ammazzare i nazisti vestita da suora (se usare un personaggio del genere voleva essere un altro omaggio a Tarantino, possiamo tranquillamente affermare che la missione è decisamente fallita).

Tra le poche cose da salvare, l’efficace interpretazione di Logan Lerman (famoso per essere il protagonista della serie di pellicole dedicate a Percy Jackson), la sorpresa Greg Austin (nei panni dello psicotico Travis Leich), una buona ricostruzione dell’America anni Settanta e una scoperta denuncia dell’Operazione Paperclip (l’ambiguo programma segreto americano che permise a molti scienziati tedeschi di rifugiarsi negli USA alla fine della Seconda Guerra Mondiale). Ciò nondimeno, nelle nostre menti si sta lentamente, ma inesorabilmente, facendo largo un dubbio e cioè che siano proprio quei bellissimi manifesti in puro stile anni Settanta, di cui parlavamo all’inizio, l’unica cosa veramente imperdibile della serie.

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