Nazione: Spagna
Anno: 2017
Durata: 123 min

Genere: Drammatico, biografico
Regia: Fernando León de Aranoa
Attori: Javier Bardem, Penélope Cruz, Peter Sarsgaard
Voto Filmantropo:


 

 

 

 

Pablo Escobar, dall’ascesa all’inizio degli anni Ottanta fino alla morte, passando per il narcoterrorismo, la lotta contro l’estradizione e il rapporto con Virginia Vallejo giornalista capace di essere stata, dopo la sua amante, collaboratrice con la Dea per la cattura del noto narcotrafficante.

 

 

Loving Pablo è titolo originale della pellicola diretta dallo spagnolo Fernando León de Aranoa. Il più grande narcotrafficante della storia, contrariamente a quanto conosciuto nelle ultime realizzazioni, viene raccontato in maniera analoga, esaltando di più il lato emerso dopo l’incontro con la nota conduttrice colombiana Virginia Vallejo. tratto dal libro “amando Pablo, odiando Escobar” scritto dalla stessa presentatrice televisiva, narra della relazione fra i due e il finire collaborare per la cattura proprio del noto trafficante. La Vallejo per la prima volta lo intervistò nel 1982 e ben presto ne diventò la sua amante. E’ logico quindi pensare che un personaggio così drammatico e crudele possa ispirare molti prodotti come serie televisive e lungometraggi (Narcos e Escobar diretto da Andrea Di Stefano e interpretato da Benicio del Toro del 2014). Escobar – il fascino del male si affida nella maggior parte a sequenze biografiche che sul rappresentare in prima persona lo svolgimenti dei fatti realmente accaduti. Javier Bardem eccentrico e non perfettamente calato nella parte, non basta a definire il racconto, nel suo globale diverso e unico. Una Penelope Cruz versione Femme fatale, non alimenta nel portare una ventata, tale da migliorare l’andamento e la costruzione della narrazione. Il regista spagnolo insieme al cast, non spiccano nel raccontare dello sviluppo di una società, che nella sua storia ha avuto come grosso impatto una persona capace di avere addirittura un posto privilegiato nel governo colombiano. Un aspetto che incide, se si pensa che i precedenti prodotti affrontavano più aspetti legati al personaggio, compresa la scalata al potere e mettendo a nudo tutte le sfumature che Escobar nel corso della sua vita è stato capace di realizzare. Una pellicola anche focalizzata nell’accelerare troppo per descrivere un sequenza di fatti in un arco di tempo lungo, rispetto a quanto la lunghezza del film ne possa richiedere. Quasi assente Peter Sarsgaard, anello di congiunzione, fra la Dea e il narcotrafficante ai fini del racconto.

 


 

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