Nazione: Spagna
Anno: 2019
Durata: 108 min
Genere: Drammatico
Regia: Pedro Almodovar
Attori: Antonio Banderas, Asier Etxeandía, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Penélope Cruz
Voto Filmantropo:

Il noto regista Salvador Mallo (Antonio Banderas) vive da tempo una crisi creativa, accentuata da parecchi disturbi psicosomatici, che rendono vani i suoi tentativi di tornare a lavorare. Un giorno riceve l’invito a partecipare alla proiezione di Sabor, il suo primo film, presso il cineforum cittadino. Allo spettacolo viene invitato anche Alberto Crespo (Asier Etxeandía), suo ex-amante e protagonista della pellicola. Questo evento casuale porterà Salvador a ricordare i passaggi fondamentali della sua vita.

Non occorreva aspettare la conferma del regista madrileno per vedere in Salvador Mallo (un grande Banderas, meritatamente premiato a Cannes) un alter-ego di Almodóvar stesso. A tre anni da Julieta, l’autore spagnolo ha sentito il bisogno di dirigere di nuovo un film per raccontare sé stesso (pur se attraverso uno pseudonimo e con diverse differenze rispetto a quanto accaduto realmente nella sua vita), ma al contrario de La mala educaciòn (la pellicola del 2004 dove Almodóvar cercò di descrivere la scoperta della propria omosessualità), il cui risultato finale aveva lasciato parecchie riserve (molti critici avevano considerato il film troppo romanzato e con eccessive derive noir), qui il consenso è stato pressoché unanime. Senza abbandonare il suo stile e la sua poetica, Almodóvar ripercorre i momenti salienti della sua vita, compresi i più controversi, senza sconti o retorica e, soprattutto, non cercando alcuna redenzione (trova anche il coraggio di ammettere la sua dipendenza dall’eroina, a lungo negata). E’ questo lasciarsi andare con sincerità alla nostalgia per gli anni perduti, per gli amori passati, per le persone fondamentali della propria vita che non ci sono più, per il semplice malessere che accompagna l’inizio della vecchiaia con i suoi acciacchi o con il timore di non riuscire più a esprimere la stessa creatività degli anni migliori, a rendere il film veramente speciale. E persino i momenti melodrammatici non appaiono mai fuori luogo, in quanto lo spettatore è sempre consapevole che quello che sta vedendo è un resoconto emozionale, schiettamente realistico, del vissuto del regista. La pellicola ha sorpreso in positivo anche i sempre più numerosi detrattori di Almodóvar che, quasi a confermare i suoi timori, spesso gli rimproverano di aver perso entusiasmo e di essersi ormai ridotto a ripetere i soliti cliché. 

Non stupisce affatto, invece, che in un film che ripercorre le fasi salienti della sua vita, il regista spagnolo abbia deciso di affidare i ruoli chiave ai due attori che lo hanno accompagnato nei momenti più importanti della sua carriera: Penélope Cruz e il già citato Antonio Banderas. La Cruz veste i panni di Jacinta da giovane, un personaggio scomodo e pieno di insidie: è la madre del protagonista, quindi, di riflesso, una rappresentazione della madre di Almodóvar stesso. Una persona per la quale il regista ha provato sentimenti contrastanti: di amore, senza dubbio, ma anche di parziale risentimento per non aver mai accettato del tutto la sua omosessualità. E l’attrice spagnola è brava a seguire fedelmente la parte, senza eccessi, in modo che Almodóvar possa, davvero, pensare di avere di fronte il proprio genitore. 

Di Banderas abbiamo già detto, ma ci preme sottolineare di nuovo la sua ottima performance, soprattutto perché negli ultimi anni, di rado lo abbiamo visto recitare in un film importante, o, quantomeno, in un ruolo di primo piano (temevamo che si fosse ridotto a comparire solo in qualche spot pubblicitario). E i riconoscimenti ottenuti per la pellicola, gli hanno permesso di ritornare al cinema che conta (sarà uno dei protagonisti del nuovo film di Steven Soderbergh e prenderà parte anche a New Mutants, il travagliato cinefumetto Fox, che forse la Disney manderà in sala l’anno prossimo).

In conclusione: per chi ama il cinema di Almodóvar, Dolor y gloria è un film da non perdere, anche perché, nel finale (che non riveliamo) il regista spagnolo ci regala un inaspettato colpo di scena: l’ennesima dichiarazione d’amore per la Settima Arte, di cui lui è ancora uno dei rappresentanti più autorevoli.

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