Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Durata: 119 min

Genere: Azione, fantascienza, commedia, avventura
Regia: David Leitch
Attori: 
Ryan Reynolds, Josh Brolin, Morena Baccarin, Julian Dennison
Voto Filmantropo:


 

 

 

Sfruttando il suo incredibile fattore rigenerante che lo rende quasi immortale, Wade Wilson (Ryan Reynolds) diventa un inarrestabile mercenario a caccia dei peggiori fuorilegge del mondo. Le conseguenze di un simile lavoro, però, non tardano ad arrivare e Wade, suo malgrado, è costretto a cambiare radicalmente vita. A peggiorare la situazione ci pensa nel frattempo Cable (Josh Brolin), un potente guerriero sopraggiunto dal futuro per uccidere un ragazzino mutante (Julian Dennison), che, da adulto, è destinato a trasformarsi in un feroce assassino.

 

 

Certo che ne ha fatta di strada il nostro Deadpool. E pensare che alla sua nascita, nel 1991, come comprimario della serie New Mutants, il personaggio avrebbe dovuto essere solo un omaggio a Deathstroke, uno sconosciuto (o quasi) antieroe della concorrente DC. Neppure il suo creatore, il disegnatore Rob Liefeld (aiutato ai testi da Fabian Nicieza), avrebbe mai sognato di vedere questo mercenario logorroico diventare un character così popolare, tanto da essere protagonista di svariate testate a fumetti e di ben due film a suo nome. Complimenti alla Marvel, quindi, per l’ennesima dimostrazione di lungimiranza e ancora di più alla Fox e a Ryan Reynolds per aver deciso di investire su di lui. L’attore canadese, in particolare, andrebbe elogiato per la tenacia mostrata a portare il personaggio sul grande schermo, soprattutto dopo il capitombolo fatto con il Green Lantern della Warner/DC (che aveva inciso non poco sulla sua promettente carriera), intuendo le potenzialità dell’operazione, nonostante il disastroso esordio cinematografico di Wade Wilson nel mediocre X-Men le origini – Wolverine, dove, tra l’altro, era proprio Reynolds a vestirne i panni (non perdete per nessun motivo la spassosissima scena nei titoli di coda, che vede il nostro Ryan prendersi gioco di se stesso sia per Green Lantern che per il film dedicato al mutante artigliato). A onor del vero, la Fox, pur avendo dato fiducia all’attore canadese, aveva messo a disposizione della produzione un budget abbastanza limitato, solo 58 milioni di dollari (una cifra tutto sommato recuperabile, anche in caso di parziale insuccesso). Naturalmente la cautela dei vertici dello studio cinematografico californiano era più che giustificata: Deadpool era sicuramente un personaggio noto ai lettori di fumetti, ma praticamente sconosciuto al ben più vasto pubblico del grande schermo. Tuttavia, i quasi 800 milioni di dollari raggranellati dalla pellicola nel mondo, avevano presto fugato qualsiasi perplessità sulla possibilità di proseguire il franchise, e il via libera al sequel è arrivato a poche settimane dall’uscita in sala del primo capitolo. In questo Deadpool 2 ritroviamo tutti gli ingredienti che avevano reso il film del 2016 un successo: sequenze adrenaliniche a non finire, un protagonista sboccato e volgare (un grande Ryan Reynolds, che ormai sembra indossare la tuta rossa e nera di Deadpool come una sorta di seconda pelle), molto lontano dal classico eroe Marvel (forse, ormai, un po’ stereotipato), umorismo scorretto e parecchie pillole di demenzialità allo stato puro (che raggiungono il culmine quando il personaggio fa chiaramente capire di sapere di essere all’interno di un film). Considerata la conferma alla sceneggiatura di Rhett Reese e Paul Wernick (questa volta con il contributo di Reynolds), non sappiamo se l’allontanamento di Tim Miller alla regia, per non meglio precisate divergenze creative con Reynolds, abbia contribuito a limitare i doppi sensi a sfondo sessuale e le scene di autentico gore, così frequenti nel primo capitolo. Di sicuro David Leitch, dopo i buoni risultati ottenuti con John Wick e Atomica Bionda, pur confermando la sua abilità nel girare scene di azione di alto livello (che, di fatto, costituiscono l’ossatura del film), mostra, invece, un po’ di incertezza nella direzione degli attori. Forse per lasciare spazio alla strabordante interpretazione di Reynolds (che, assieme allo stesso Leitch, ha anche fatto da modello per la motion capture utilizzata nella realizzazione del Fenomeno), l’ex stuntman non riesce a dare il giusto peso al resto del cast (solo la brava Zazie Beetz è veramente meritevole di essere ricordata), dove il meno in parte è sembrato proprio Josh Brolin, del quale, soltanto qualche giorno fa, avevamo parlato molto bene, per l’ottima caratterizzazione di Thanos in Avengers – Infinity War. Il film, comunque, è molto divertente, e persino le scene già intraviste nel trailer, restano godibili una volta inserite nella trama della pellicola. Tantissime le battute e le gag che meriterebbero un approfondimento maggiore, ma abbiamo deciso di soffermarci su un passaggio, che, forse, a gran parte degli spettatori non ha detto nulla: nella seconda parte del film, il Fenomeno sostiene di essere costretto a indossare un elmo, che gli copre quasi completamente il volto, per evitare che suo fratello possa leggergli la mente, aggiungendo, inoltre, che costui è costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Ebbene, nei fumetti, il Fenomeno (alias Cain Marko) è proprio il fratellastro di Charles Xavier, il noto fondatore degli X-Men.

Ormai tutti sanno che la Fox è in procinto di diventare parte dell’impero Disney (manca solo il via libera dell’antitrust), ma, per una volta, è, forse, un bene che la casa del topo più famoso del mondo non possegga ancora i diritti di tutti i personaggi Marvel. Siamo abbastanza sicuri, infatti, che Kevin Feige due film così non avrebbe mai potuto realizzarli.

 

 

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