Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Durata: 134 min
Genere: Supereroi, azione, avventura 
Regia: Ryan Coogler
Attori: Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Martin Freeman, Daniel Kaluuya
Voto Filmantropo:


 

 

Dopo gli eventi di Captain America: Civil War, il principe T’Challa (Chadwick Boseman) torna in patria per rivendicare il trono del Wakanda, una piccola nazione africana solo in apparenza arretrata, ma in realtà avanzatissima grazie all’utilizzo del vibranio, un metallo di origine extraterrestre di cui il Wakanda possiede l’unico giacimento conosciuto. Il nuovo sovrano è anche il detentore del potere della Pantera Nera, un diritto che dovrà difendere dall’attacco inaspettato di Erik Killmonger (Michael B. Jordan), un avversario giunto dal passato della sua famiglia.

 

Pur appartenendo alla cosiddetta fase tre del Marvel Cinematic Universe (un ciclo di film che terminerà con la seconda parte di Avengers: Infinity War nel 2019), Black Panther mostra già alcuni degli elementi che, a detta del presidente Kevin Feige, caratterizzeranno i film dei Marvel Studios dal 2020 in poi. Sembra, infatti, che i vertici della Disney abbiano deciso di realizzare pellicole dove i legami tra i vari personaggi saranno sempre meno evidenti, in modo da rendere la narrazione fruibile anche allo spettatore occasionale, e poter, quindi, sfruttare i diversi franchise in maniera ancora più massiccia. Una scelta sicuramente coraggiosa, che confida molto sulla riconoscibilità del marchio Marvel, a dispetto della scarsa popolarità di parecchi eroi della Casa delle Idee che, nel futuro, arriveranno sul grande schermo. Il successo dei film dedicati ad Ant-Man, al Doctor Strange, o ai Guardiani della Galassia (personaggi noti agli appassionati, ma praticamente sconosciuti al grande pubblico) hanno senz’altro contribuito a spingere verso questa decisione e le più che incoraggianti previsioni di incasso per questo Black Panther sembrano lasciar presagire l’ennesima mossa vincente del colosso di Burbank.

E’ importante sottolineare, però, che affinché questo avvenga, non dovrà mai venir meno quella qualità artistica medio-alta che ha caratterizzato finora quasi tutti i film prodotti dai Marvel Studios. Una considerazione che trova immediata conferma guardando ai risultati sotto le attese delle pellicole ispirate agli eroi della concorrente DC (la casa editrice di Superman e Batman), alla quale vengono continuamente contestate trasposizioni poco curate e non all’altezza della fama dei personaggi di sua proprietà.

Giunti alla fine del film, però, il dubbio che mantenere sempre uno standard così elevato, sia un’impresa tutt’altro che facile, appare più che legittimo. Ma andiamo per gradi. Introdotto da Stan Lee e Jack Kirby sulle pagine dei Fantastici Quattro a metà degli anni Sessanta, Pantera Nera (niente a che vedere con l’omonimo movimento politico dell’epoca) è stato il primo super-eroe di colore ad apparire nelle edicole americane. Nelle intenzioni degli autori voleva essere un riconoscimento verso la lotta per i diritti civili, che la comunità afroamericana stava combattendo già da diversi anni in varie città statunitensi, e rappresentò l’ennesima dimostrazione di come la Marvel fosse all’epoca l’unica casa editrice veramente attenta ai cambiamenti della società e vicina ai sentimenti del pubblico. Con un’operazione che appare come una sorta di omaggio verso quella felice intuizione editoriale, la promozione del film è stata proprio incentrata sull’origine africana del protagonista e sulla presenza di un cast quasi completamente all-black. Per la realizzazione del film, inoltre, è stato chiamato un giovane e promettente regista di colore (il Ryan Coogler di Creed), il quale a ulteriore conferma della volontà della produzione, come coautore della sceneggiatura ha deciso di imbastire una trama ispirata a quello che è probabilmente il ciclo di storie più famoso del personaggio, o, comunque, quello che i fan di vecchia data ricordano con più nostalgia. Opera dello sceneggiatore Don McGregor sulla testata Jungle Action nei primi anni Settanta, queste storie riportavano il campo d’azione di Pantera Nera in Africa, dopo una lunga “trasferta” americana passata nelle fila degli Avengers. Ed è l’Africa, con le sue tradizioni, i suoi colori, persino la sua musica, il cuore di questo film (senza dimenticare una strizzatina d’occhio verso la casa madre: il rito che incorona T’Challa nuovo re del Wakanda ricorda non poco l’inizio del Re Leone). Purtroppo, però, tolti questi aspetti importanti, ma tutto sommato secondari, la pellicola delude proprio in quegli elementi che dovrebbero essere l’essenza di un film di supereroi: ritmo troppo lento, scene d’azione banali (un limite che Coogler aveva già mostrato in Creed) e un uso della CGI assolutamente non all’altezza (nelle scene più concitate i personaggi digitali si muovono spesso in maniera totalmente innaturale). A questo bisogna aggiungere anche diversi momenti comici completamente fuori luogo e interpretazioni maschili decisamente sottotono: escluso il sempre impeccabile Martin Freeman e un dignitoso Andy Serkis, sono proprio i protagonisti della pellicola a non convincere: Chadwick Boseman sembra la controfigura dell’attore che aveva ben impressionato nel terzo capitolo di Captain America, ma anche Michael B. Jordan non riesce a infondere nel suo personaggio quel carisma che un avversario come Killmonger avrebbe meritato. A salvare il cast ci pensano, per fortuna, le donne: sono le interpretazioni di Danai Gurira (la Michonne di Walking Dead) e di Lupita Nyong’o (Oscar per 12 anni schiavo) a colpire veramente lo spettatore. Senza dimenticare la veterana Angela Bassett e la giovane Letitia Wright. Speriamo che si tratti solo di uno scivolone perché è dura ammettere che l’unico vero sussulto lo si prova nella scena alla fine dei titoli di coda, preludio all’imminente e attesissimo Avengers: Infinity War.

 


 

 

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