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THE GENTLEMAN - recensione

Mickey Pearson (Matthew McConaughey), indiscusso re londinese della marijuana, decide di cedere i suoi affari per ritirarsi a vita privata con la moglie Rosalind (Michelle Dockery). Nel frattempo, il suo braccio destro Raymond (Charlie Hunnam) viene avvicinato da Fletcher (Hugh Grant), un investigatore privato ingaggiato per scoprire i legami tra Mickey e diversi nobili britannici.

Nazione: Stati Uniti
Anno: 2020
Genere: Thriller, azione, commedia
Regista: Guy Ritchie
Durata: 113 min
Attori: Matthew McConaughey, Charlie Hunnam, Henry Golding, Michelle Dockery, Jeremy Strong, Colin Farrell, Hugh Grant
Piattaforma: Amazon Prime Video

Ennesima vittima eccellente della pandemia, The Gentlemen è rimasto in attesa di uscire nelle sale italiane per tutto il 2020, ma, alla fine, la Leone Film (che ne aveva acquisito i diritti di distribuzione per il nostro paese) ha dovuto arrendersi e la pellicola di Guy Ritchie è stata rilasciata direttamente in streaming sulla piattaforma Prime Video di Amazon. Una scelta necessaria, che, però, la casa cinematografica italiana potrebbe addirittura rimpiangere, a vedere gli ottimi risultati del film al box office, nonostante la presenza limitata nei cinema. Rimpianti che, in verità, potrebbe avere anche lo stesso regista britannico, il quale dopo gli scivoloni fatti con Operazione U.N.C.L.E. e – soprattutto – King Arthur (primo capitolo di una teorica esalogia, subito abortita dalla Warner Bros.) aveva dovuto ripiegare sulla versione live di Aladdin per recuperare un po’ di visibilità. Tuttavia, sebbene un incasso più ampio per The Gentlemen avrebbe garantito a Ritchie il rientro nella ristretta cerchia dei filmmaker più richiesti di Hollywood, tornare al genere dei suoi esordi e a budget decisamente inferiori, non sembra essergli dispiaciuto più di tanto, visti i nuovi progetti già in cantiere (Wrath of Man e Five Eyes, entrambi con Jason Statham), che appaiono quasi come un desiderio di lavorare senza le imposizioni degli studios e di recuperare tematiche a lui più congeniali. L’autore di Snatch e Lock & Stock, comunque, a dispetto di qualche flop, gode ancora di un credito molto ampio presso gli attori, tanto che per questo film è riuscito a raccogliere attorno a sé un cast di tutto rispetto, di cui, oltre a tanti, ottimi, caratteristi, fanno parte anche Hugh Grant, Michelle Dockery, Charlie Hunnam, Colin Farrell e Matthew McConaughey. Difficile assegnare a uno di loro il ruolo di protagonista, dato che, come già successo in altre pellicole del regista, The Gentlemen è un’opera corale, dove a tutti viene concesso uno spazio sufficiente per incidere in maniera determinante nella trama. In altre parole, ci troviamo di fronte al classico film di Ritchie – ritmo da heist movie, personaggi logorroici, plot twist continui – che rende molto di più nella seconda parte, quando lo scenario diventa finalmente chiaro e ogni protagonista ha già messo in evidenza le sue caratteristiche essenziali. All’inizio, infatti, la pellicola viene appesantita da una verbosità eccessiva, da eventi che si succedono in maniera confusa e troppo lenta, e dalla difficoltà di capire subito come andranno a incastrarsi le varie sottotrame elaborate dall’autore britannico. Ritchie, in sostanza, per la prima mezz’ora sembra quasi più interessato ad appagare sé stesso, cercando una conferma della sua bravura nel saper ingarbugliare una trama già poco lineare e nel far esprimere i personaggi con lunghi dialoghi sopra le righe. Terminata questa fase un po’ egocentrica, il film diventa effettivamente divertente e, per quanto in parte prevedibili, pure i numerosi colpi di scena risultano ben congegnati. Inoltre, visti i nomi degli attori coinvolti, la pellicola può contare anche su una recitazione di altissimo livello. Per ognuno degli interpreti più importanti, tuttavia, è bene spendere qualche parola in più, a cominciare dalla Dockery, finalmente in una parte più leggera e meno ingessata, che ci ha permesso di apprezzare il suo lato goliardico, finora un po’ soffocato dai merletti di Dowton Abbey e dai tormenti di A proposito di Jacob. Poi abbiamo un Hugh Grant simpaticamente irritante, nei panni di un personaggio ancora più sgradevole di quello impersonato nel recente The Undoing, che lo allontana forse per sempre dai ruoli di affascinante imbranato o impenitente fedifrago, con cui si era soliti identificarlo in passato. Charlie Hunnam, invece, conferma di essere un attore con molto talento, che non ha ancora trovato un film in grado di farlo entrare definitivamente nelle grazie del pubblico: ci aveva provato come protagonista del King Arthur menzionato all’inizio, dove, tra l’altro, la sua interpretazione era stata una delle poche cose da salvare della pellicola, ma abbiamo visto come è andata a finire. Discorso inverso per Colin Farrell, la cui bravura è fuori discussione, ma che, da diverso tempo, si arrabatta (non si sa se per scelta o per necessità) tra ruoli secondari e film di terza categoria. È, quindi, un piacere vedere che è sufficiente mettergli a disposizione un copione fatto come si deve, per riportarlo al livello dei suoi lavori passati. A proposito di McConaughey, infine, pare proprio che l’Oscar vinto qualche anno fa lo abbia affrancato dai pop-corn movie e dalle commediole di serie B dei suoi esordi. Interstellar a parte (comunque diretto da una superstar della macchina da presa come Christopher Nolan), l’attore americano dà l’impressione di volersi ormai dedicare a progetti più piccoli e meno commerciali, purché in grado di garantirgli la possibilità di mettere in mostra le sue doti recitative, soprattutto quell’eloquio irrefrenabile, che aveva dato una svolta decisiva alla sua carriera nella prima stagione di True Detective.

Tornando, per un attimo, a Ritchie: nel suo rifuggire dall’autorialità e nella consapevole, ma divertita, inverosimiglianza delle sue trame, il regista conferma di essere molto più interessato a intrattenere il pubblico, che a ricevere il plauso della critica. D’altra parte, vista la risposta entusiastica di buona parte degli spettatori, possiamo dargli torto?

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