Nazione: Stati Uniti
Anno:  2017
Durata: 135 min
Regia: Andrés Muschietti
Attori: Jaeden Lieberher, Bill SkarsgårdWyatt Oleff, Jeremy Ray, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Chosen Jacobs
Voto Filmantropo:

 

 

Ottobre 1988, la città Derry si trova in una situazione di terrore dovuta all’inspiegabile scomparsa di numerosi bambini, tra cui il piccolo Georgie (Jackson Robert Scott). Qualche mese più tardi, incapace di darsi pace, il fratello Bill (Jaeden Lieberher), aiutato dagli amici Richie (Finn Wolfhard), Ben (Jeremy Ray), Eddie (Jack Dylan Grazer), Beverly (Sophia Lillis), Stan (Wyatt Oleff) e Mike (Chosen Jacobs), si imbatterà contro una figura oscura con le sembianze di un clown; il suo nome è Pennywise (Bill Skarsgård).


It, il più famoso e forse il più bel romanzo di King, è uscito da poco al cinema infrangendo ogni record di incassi per un film horror (per ora è a quota 650 milioni, risultato incredibile per un film che ne è costato appena 35). Nel 1990 fu girata una miniserie che fece epoca, non tanto per la qualità del prodotto quanto per il successo e per il clown di Tim Curry. Andy Muschietti (La Madre 2013) regista del nuovo adattamento, si prende l’onore e il rischio, di girare il capolavoro di King schierando un cast di attori giovani e poco conosciuti (fatta eccezione per Bill Skarsgard, anch’esso comunque relativamente giovane). La storia la conosciamo quasi tutti: Un gruppo di ragazzi della misteriosa e, solo all’apparenza, tranquilla città di Derry, inizia a venir perseguitato da Pennywise, un pagliaccio demoniaco chiamato che prende la forma delle paure più grandi di una persona. I ragazzi devono così affrontare le loro paure per quello che, come il romanzo descrive, si presenta come un film di formazione condito da forti elementi horror. In questo primo capitolo (previsto il seguito dove nel secondo capitolo affronteremo il ritorno di IT e dei ragazzi 27 anni dopo), viene raccontata soltanto la storia dei protagonisti da giovani. L’ambientazione sono gli anni ‘80, come ormai molti, e anche troppi prodotti usciti negli ultimi anni (Stranger Things, ecc.). In questo film però, la nostalgia di questi anni non si sente molto ed è un bene; il regista non punta a omaggiare o a ricreare l’atmosfera anni ‘80 ma omaggiare qualche film a lui caro (Gremlins, Batman, Nightmare) e niente di più. Tecnicamente il film è di ottima fattura, ormai aspetto minimo e quasi sempre scontato, e forse l’unica pecca è aver usato pochi effetti speciali artigianali. La CGI non è invadente chiariamoci, ma forse in un paio di scene la si poteva evitare. La storia funziona, l’alchimia tra i ragazzi è molto bella e portata perfettamente sullo schermo dai giovani attori. Pennywise è un personaggio concepito molto bene: quando appare si prende tutta la scena per sé, sfoggiando espressioni e frasi destinate a diventare cult. La scena iniziale, che vede il povero bambino Georgie non fare una bella fine, ci chiarisce subito chi è il pagliaccio ballerino che poi perseguiterà i protagonisti. Il modo in cui sono stati caratterizzati i suoi occhi (soprattutto nella prima scena) è molto interessante e originale. Il succo del film però non è di sicuro il clown tanto temuto e tanto iconico ancora prima di essere visto al cinema, no assolutamente, ma è una storia di amicizia, di coraggio, di ribellione, di vendetta e di amore. I giovani protagonisti ci vengono presentati con i loro problemi nel dover affrontare tutti i giorni i bulli sia fuori che dentro la scuola; la scena che infatti potrebbe disturbare di più, è quella che vede protagonisti il “capo” dei bulli, un coltello e il povero ragazzino Ben (il più tenero e paffuto del gruppo). I ragazzi affrontano anche dei genitori molto spesso assenti o, in alcuni casi, troppo presenti. La situazione tra Bev, l’unica protagonista femmina interpretata dalla favolosa Sophia Lillis, e suo padre è inquietante e forte quasi come delle scene horror. Alcuni di loro devono fare i conti con un passato molto traumatico: su tutti Bill, il fratello di Georgie, e Mike. Il film quindi, potrebbe funzionare bene anche senza la storia di It-Pennywise ed essere una storia di formazione e di crescita. L’horror che lo circonda però funziona, e alla grande. Unica pecca potrebbe essere nel rappresentazione della città di Derry e i suoi abitanti; non è chiaro dove finisce la cattiveria insita nella gente e dove inizia la “corruzione” da parte di IT nel rendere Derry una città ostile e demoniaca. Gli adulti appaiono cattivi o, come nel caso del farmacista, stupidi ma senza una vera e propria giustificazione. Forse questa cosa unita alla poca presenza di alcuni personaggi, che però saranno probabilmente importanti nel sequel, rappresenta uno dei pochi difetti di questo film. Non troppo riuscito e azzeccato il personaggio interpretato da Finn Wolfhard (ragazzino divo di Stranger Things) per via delle sue battute che possono trovarsi sempre fuori luogo e fastidiose. Per non parlare della sua paura, alquanto scontata e quasi buttata lì giusto per dargliela. Il difetto più grosso lo si può trovare, purtroppo, in alcuni momenti del doppiaggio italiano. Prima di tutto per quanto riguarda Pennywise, sia per il modo di parlare troppo sadico rispetto all’originale, e sia che in alcuni punti stona e molto con la situazione. Nel complesso un buon film che potrebbe essere destinato, per chi ha 15/16 anni adesso, a diventare un cult. Attendiamo di vedere il seguito (sequel previsto per il 2019), dove ci si aspetta un cambio di stile visto che sarà ambientato ai giorni nostri, con i protagonisti cresciuti. Ma ci si aspetta anche un horror più “cinico”, crudo e che disturbi di più. Un film quindi nel complesso ben riuscito e che forse non ha soddisfatto tutte le aspettative ma, vista la pubblicità e l’enorme attesa che gli è stata data, questo era davvero difficile. Piccola chicca: rimanete dopo i titoli di coda e avrete una piccolo e pauroso omaggio. 

 

 

 

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