Alla fine del 1931, la popolazione di Los Angeles, ancora provata dalla Grande Depressione, viene scossa dal rapimento del piccolo Charlie Dodson. A investigare sul caso viene chiamato Perry Mason (Matthew Rhys), un detective dall’esistenza un po’ turbolenta, che si guadagna da vivere paparazzando le star di Hollywood 

Nazione: Stati Uniti
Anno: 2020
Episodi: 8
Piattaforma: Sky Atlantic
Genere: Poliziesco, drammatico
Ideatore: Rolin Jones, Ron Fitzgerald
Attori: Matthew Rhys, Juliet Rylance, Chris Chalk, Shea Whigham

Nella lotta senza quartiere combattuta da network tradizionali, canali via cavo e piattaforme streaming per accaparrarsi contenuti originali o vecchi franchise ancora popolari, di recente, grazie a HBO, ha fatto la sua comparsa anche Perry Mason, sebbene il personaggio visto in Italia su Sky Atlantic abbia ben poco a che spartire con l’avvocato creato da Erle Stanley Gardner e reso celebre sul piccolo schermo da Raymond Burr. In effetti, è probabile che i boss dell’emittente televisiva americana fossero semplicemente intenzionati a sfruttare la notorietà del character, per spingere il pubblico a interessarsi alla serie, dato che la storia avrebbe potuto avere altri protagonisti, senza perdere nulla del suo fascino. Un peccato veniale, in verità, considerando l’alta qualità del prodotto realizzato dal network newyorkese. Uno dei suoi meriti, tra l’altro, è proprio quello di aver completamente ridefinito la figura dell’avvocato elegante e raffinato (oltreché infallibile in tribunale) interpretato da Burr, che, per quanto ancora nel cuore degli spettatori più anziani, sarebbe risultato molto poco appetibile per le nuove generazioni, maggiormente attratte da personaggi più complessi e da trame più elaborate. Esattamente quello che abbiamo visto nella serie in questione, la quale, arrivata sugli schermi d’oltreoceano lo scorso giugno, era già in lavorazione da qualche anno e aveva catturato l’attenzione degli addetti ai lavori per il coinvolgimento di Robert Downey Jr. come produttore esecutivo. Non solo, all’inizio sembrava che sarebbe stato proprio l’ex Iron Man a vestire i panni del protagonista, con in più la possibilità di avere un autore cult come Nic Pizzolatto (il creatore di True Detective) a occuparsi dello script. Gli impegni di entrambi, tuttavia, hanno cambiato i piani dell’emittente americana, anche se, mai come questa volta, le soluzioni di ripiego della produzione si sono dimostrate quasi allo stesso lavoro delle scelte originali. Anzi, per quanto riguarda l’attore principale, Matthew Rhys (noto soprattutto per il ruolo della spia sovietica Philip Jennings in The Americans), ha dato vita a un Perry Mason credibilissimo o quantomeno rispondente alla versione immaginata dagli autori, per i quali sarebbe stato sicuramente più arduo chiedere a Downey Jr. di impersonare un detective trascurato e semi-alcolizzato, in costante ricerca di sbarcare il lunario e ancora preda dei fantasmi della Grande Guerra. È anche vero, però, che Rhys è andato oltre ogni più rosea aspettativa, soprattutto perché aiutato da un cast di supporto d’eccezione che, Shea Whigham a parte (un ottimo caratterista che ormai meriterebbe ruoli più importanti), annovera un John Lithgow in forma smagliante e una sorprendente Juliet Rylance. Quest’ultima, in particolare, merita una piccola considerazione in più, perché sebbene abbastanza nota nel circuito teatrale britannico, non aveva ancora lasciato veramente il segno al cinema e in TV. Qui, invece, è lei a suscitare spesso l’interesse del pubblico. 

Chi, però, ha certamente stupito di più in assoluto è la coppia di autori formata da Rolin Jones e Ron Fitzgerald, due astri nascenti della fiction americana, che, con questo lavoro, hanno finalmente trovato il modo di mettere in mostra le loro capacità. È a essi, infatti, che dobbiamo la felice intuizione di calare i personaggi in uno scenario da noir anni Trenta, con evidenti richiami ai classici della letteratura hard-boiled o alle loro trasposizioni hollywoodiane. Il tutto aggiornato alle tendenze più in voga di questi anni, tanto che a un protagonista perfettamente modellato secondo gli stilemi del genere, vengono contrapposti una Della Street dalla vita sentimentale inaspettata e un Paul Drake afroamericano. Anche la storia da loro elaborata è caratterizzata da questo continuo muoversi tra tradizione e revisione, e così facendo Jones e Fitzgerald riescono a far convivere la solidità delle trame di un tempo con il gusto moderno per la sorpresa. In questo vengono aiutati dall’ottimo lavoro di scenografi e costumisti, e dalla regia rigorosa del veterano Tim Van Patten (che ha diretto gran parte degli episodi).

Unica parte della serie di cui abbiamo fatto fatica a comprendere il senso è la sottotrama riguardante la setta religiosa di Sorella Alice. Si tratta, però, di un aspetto della cultura americana che a noi europei suona quasi del tutto estraneo, quindi è difficile dire se gli autori volessero semplicemente denunciare la facilità con cui tuttora negli USA qualche predicatore da strapazzo riesce a sfruttare le persone più fragili o se avessero in mente qualcos’altro.

Comunque sia, Perry Mason rappresenta l’ennesima prova di lungimiranza da parte di HBO e una conferma del fiuto con cui i suoi vertici riescono ad accaparrarsi i migliori talenti in circolazione. Non sorprende, quindi, che il pubblico americano abbia gradito molto la serie, tanto da farla diventare la più vista del network degli ultimi due anni. 

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