Nazione: Spagna
Anno: 2019
Episodi: 8
Piattaforma: Netflix
Creata da: Alex Pina
Attori: Álvaro Morte, Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Miguel Herrán, Jaime Lorente, Rodrigo de la Serna
Voto Filmantropo: 

Due anni dopo le vicende delle prime due parti, la banda del Professore si gode la vita grazie al frutto dell’operazione andata a buon fine nella Zecca di Stato; ma se il mondo lentamente comincia a dimenticarsi di loro, le forze dell’ordine sono ancora pronte, in attesa di un minimo errore che gli consenta di entrare in azione. Sarà proprio l’ingenuità di Rio e scatenare una sequenza di eventi che costringeranno Sergio a rivestire i panni del Professore, e radunare ancora una volta la banda, per qualcosa di più grande, più rumoroso, infinitamente più rischioso.

Sembra incredibile che si stia parlando della stessa serie che all’esordio in spagna non vide nemmeno tutti gli episodi trasmessi in televisione, a causa dei bassi ascolti; eppure il potere di Netflix è proprio quello di allargare il bacino d’utenza, fare conoscere prodotti di nicchia alla massa e trasformare un flop in un grande successo, quello che è accaduto proprio alla Casa de Papel. Il successo trascinante delle prime due stagioni che narrano le vicende della banda del Professore ha portato la casa americana a produrre, questa volta in prima persona, altre due stagioni.

Proprio questo è il primo punto debole di questa rinnovata saga, è evidente come una storia concepita per essere autoconclusiva sia stata estesa forzatamente, e l’escamotage per il quale tutti si riuniscono lascia più di qualche perplessità, nonostante l’estenuante lavoro di sceneggiatura fatto perché tutti i pezzi del puzzle combaciassero il più possibile.

Ad affiancare il cast delle due precedenti stagioni troviamo nuovi componenti della banda e nuovi membri delle forze dell’ordine che cercheranno di mettere il sale sulla coda ai Dalì di rosso vestiti, per evitare di sentire troppo il vuoto lasciato dal personaggio più carismatico delle prime due parti, ritorna Berlino nei ricordi del Professore. L’espediente riesce, ma mancano completamente le interazioni con gli altri personaggi che lo avevano reso mitico.

Diversamente dal passato dove i criminali erano diventati degli eroi per la loro lotta al sistema colpendone uno dei simboli più emblematici, la zecca di stato, questa volta l’obiettivo per quanto eclatante non è il vero centro dell’attenzione, il casus belli riguarda una questione principalmente etica, se sia possibile per uno stato che rappresenta legalità ed ordine, perseguire i propri scopi anche attraverso l’illecito, nello specifico torturare un criminale per ottenere le informazioni desiderate. Non è compito di una recensione cinematografica come questa scendere nella disquisizione, ma come il popolo dello sceneggiato prende posizione scegliendo uno dei due lati della contesa, anche lo spettatore quasi certamente proverà sentimenti contrastanti con quella che è la pubblica morale.

Nel complesso questo ritorno de La Casa de Papel non è negativo, ma non riesce comunque a raggiungere il livello di emozione e coinvolgimento dei primi due episodi, un po’ per la naturale tendenza spagnola alla soap opera, complicando situazioni semplici, un po’ per non avere sfruttato a pieno personaggi dall’alto potenziale come Lisbona, sinceramente dalla tostissima Raquel Murillo vista in passato, era lecito aspettarsi qualcosa di più; così come Tokyo, sempre apprezzatissima dal pubblico maschile, non riesce mai ad andare oltre sé stessa, ricadendo pesantemente nel proprio clichè.

Il finale smuove pesantemente le acque ed è di sicura emozione, proiettando la banda in una nuova situazione, rendendo determinante il quarto capitolo per il successo di questa operazione commerciale targata Netflix.

Arturitoooooooooo!

COSA CI E’ PIACIUTO

  • La banda è la banda, sempre bello rivederli
  • Il budget di produzione importante regala scene memorabili
  • Il plot twist finale

COSA NON CI E’ PIACIUTO

  • La trama presenta alcune gravi lacune
  • Palermo parte bene, ma finisce per essere un clone malriuscito di Berlino
  • Troppe volte arriva la sensazione di Deja vù

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