Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Durata: 104 min
Genere: Animazione, avventura, fantastico
Regia: Dean DeBlois
Casa di produzione: Dreamworks
Voto Filmantropo:

Dopo essere diventato il capo di Berk, Hiccup riesce a realizzare il sogno di convivenza pacifica tra uomini e draghi, che coltivava fin da bambino. Assieme a Sdentato e ai suoi amici continua a liberare i draghi catturati dai cacciatori. Ma questi, stufi di perdere in continuazione il loro bottino, riescono a coinvolgere Grimmel il Grifaio, noto per aver sterminato tutte le furie buie…tutte tranne una, a quanto pare.

Lo abbiamo detto di recente per Ralph spacca Internet, ma è bene ripeterlo a gran voce: lunga vita ai cartoon! Arrivare al capitolo tre di un franchising, mostrando solo minimi segni di stanchezza, e avere anche la lucidità di capire che questo dovesse essere l’ultimo film della serie, evitando di sfruttare fino allo sfinimento un’idea vincente, con inutili e farraginosi sequel (triste destino riservato a Shrek, personaggio simbolo della DreamWorks Animation) non è cosa da poco. Onore al merito a Dean DeBlois, quindi, che confortato dal successo di Dragon Trainer 2, si assume nuovamente l’onere di fare tutto da solo (è ancora una volta sia il regista che lo sceneggiatore della pellicola), confermando Chris Sanders (con il quale, nel 2010, aveva co-diretto e co-sceneggiato il primo capitolo, ma anche, in precedenza, il bellissimo Lilo & Stitch per la Disney) nel semplice ruolo di produttore esecutivo.

E per il finale della saga DeBlois decide saggiamente di tornare sui suoi passi. Se il secondo film, infatti, aveva sofferto un po’ di gigantismo, visto il desiderio del regista di cercare di esaltare al massimo il superbo lavoro degli animatori (capaci di dare vita a paesaggi mozzafiato e a straordinari combattimenti tra draghi), sacrificando, in parte, i momenti più intimisti e perdendo, così, la possibilità di replicare il perfetto equilibrio tra azione e sentimenti, che aveva fatto la fortuna del film capofila (indiscutibilmente il migliore della serie), per questo ultimo capitolo il rapporto tra i vari personaggi (e tra i due protagonisti, in particolare) ritorna a essere centrale nello svolgimento della trama. Non che manchino le parti avventurose, a cominciare dalla bellissima scena iniziale, fino all’ingresso nell’immaginifico Mondo Nascosto, nel quale in molti hanno visto un probabile omaggio ad Avatar, il film di James Cameron, che, curiosamente, era stato utilizzato come termine di paragone all’uscita del primo Dragon Trainer, nel 2010, per osannare il volo dei draghi di quel film, che era di una fluidità e di un realismo tale, da risultare addirittura superiore a quello degli ikran di Pandora. Queste scene, però, sono servite a DeBlois solo per mantenere alto il ritmo della narrazione, la quale, altrimenti, si sarebbe appiattita su troppi momenti “zuccherosi” o eccessivamente verbosi. D’altra parte, se il secondo capitolo voleva principalmente intrattenere lo spettatore, preoccupandosi solo di lasciare in evidenza l’amicizia tra Hiccup e Sdentato, capace di resistere a ogni genere di traversie o di tragedie, qui lo scopo è un altro: i personaggi sono di fantasia, è vero, ma gli anni passano per tutti, draghi compresi.

E così, quale modo migliore di chiudere la serie, se non facendo vedere l’ingresso nell’età adulta dei due protagonisti? L’animazione ha già affrontato, pur con sfaccettature diverse, tematiche di questo tipo: vedere Hiccup e Sdentato maturare scelte di vita diverse, a molti farà sicuramente venire in mente la trama di Toy Story 3, ma anche parecchi passaggi di Inside Out. Nei due film della Pixar appena citati, però, la crescita dell’individuo era solo lo spunto utilizzato da sceneggiatori e registi per mettere in scena tutta la creatività che solo un film di animazione può garantire, DeBlois racconta, invece, la vita comune. Alcuni potrebbero considerare questa scelta del regista canadese troppo semplice o banale, ma sarebbe un giudizio ingeneroso. DeBlois, ben consapevole di non avere per le mani giocattoli parlanti o emozioni umanizzate, ha semplicemente preso l’unica strada percorribile: Hiccup è un vichingo geniale, ma pur sempre un adolescente. E Sdentato, sarà pure un drago, ma, di fatto, è anche il “cucciolo” del suo padrone umano. All’autore nordamericano, invece, andrebbe riconosciuto il merito di essere riuscito a creare una trama divertente, con la quale intrattenere un pubblico di tutte le età, senza eccedere in trovate inverosimili. Quello che si può rimproverare a DeBlois è, semmai, l’utilizzo ridotto di parecchi personaggi importanti (a partire da Valka, la madre del protagonista, che, onestamente, ci saremmo aspettati di vedere in un ruolo più attivo) e il finale un po’ troppo telefonato, dove non viene lasciato nulla all’immaginazione. Sarebbe bastato interrompere il film solo pochi minuti prima, quando Hiccup intravede il profilo di Sdentato in mezzo alle nuvole: un’immagine perfetta per rappresentare l’amicizia indissolubile dei due protagonisti, e una splendida metafora dell’inevitabile scorrere della vita.

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