Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Episodi: 13
Piattaforma: Netflix
Genere: Azione, supereroi
Creatore: Drew Goddard
Attori: Charlie Cox, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Vincent D’Onofrio, Wilson Bethel, Joanne Whalley
Voto Filmantropo:


 

 

Dopo aver seriamente rischiato di morire nel crollo del Midland Circle, durante lo scontro finale con la Mano, Matt Murdock (Charlie Cox) si rifugia nell’orfanotrofio gestito da Suor Maggie (Joanne Whalley), che già lo aveva accudito da bambino, dopo la tragica morte del padre. Nel frattempo, Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio) riesce ad accordarsi con l’FBI, grazie all’intercessione dell’agente Ray Nadeem (Jay Ali), ignaro di essere diventato una pedina del criminale.

 

 

Dopo il progressivo peggioramento qualitativo delle serie Netflix legate al Marvel Cinematic Universe, che, di recente, avevano portato alla cancellazione degli show dedicati a Luke Cage e Iron Fist (senza considerare la deludente seconda stagione di Jessica Jones, di cui abbiamo già scritto), temevamo che anche Daredevil potesse subire lo stesso destino, dopo una seconda stagione ben al di sotto delle aspettative. Fortunatamente, non è andata così: ispirandosi liberamente al fondamentale ciclo “Born Again” di Frank Miller e David Mazzucchelli (scandalosamente ricordati solo nei ringraziamenti al termine dei titoli di coda), pubblicato negli USA nella seconda metà degli anni Ottanta, Il creatore della serie Drew Goddard e il nuovo showrunner Erik Oleson (non nuovo a lavorare con i super-eroi, dopo aver collaborato alla realizzazione della serie Arrow per CW), ripartono praticamente da zero, cancellando quasi tutto quello che non aveva funzionato nella stagione precedente e recuperando in toto gli elementi che avevano reso la prima stagione del Diavolo di Hell’s Kitchen uno dei migliori serial ispirati ai personaggi della Marvel: Elektra viene appena menzionata, Karen Page e Foggy Nelson (interpretati ancora una volta benissimo da Deborah Ann Woll ed Elden Henson) tornano a essere centrali nello sviluppo narrativo, e Wilson Fisk (un grande Vincent D’Onofrio: ma c’è ancora bisogno di sottolinearlo?) conferma il suo ruolo di nemesi numero uno dell’Uomo senza paura. Persino il poster promozionale della nuova stagione sembra essere stato realizzato con l’intenzione di evidenziare la precisa volontà degli autori di tornare al passato: vi si vede, infatti, il costume rosso di Daredevil in disfacimento, che nasconde a stento un Matt Murdock con indosso gli abiti neri e la bandana calata sugli occhi dei primi episodi. Goddard e Oleson sono molto abili a imbastire un soggetto pieno di spunti brillanti, in cui a prevalere sono i temi del perdono e della redenzione. Perfetto, a questo proposito, il lungo flashback dedicato al passato di Karen (che è anche un ulteriore omaggio alla saga di Miller e Mazzucchelli sopracitata), per nulla superfluo, ma, anzi, necessario a mostrare come gli errori e le decisioni sbagliate del passato possano risultare determinanti nelle scelte successive dei protagonisti. Per rendere ancora più forte questo messaggio, gli autori inaspriscono in maniera netta la contrapposizione tra i due avversari principali: Matt Murdock, disilluso dall’estrema fallibilità del sistema giudiziario, appare tentato da scelte estreme, anche a costo di rinnegare le leggi che ha giurato di difendere, ma, nel momento cruciale, riesce a trovare la forza di far prevalere i suoi ideali. Wilson Fisk, al contrario, è l’essenza stessa del male. Ostenta a più riprese il suo genio criminale e le sue capacità manipolatorie, sfruttando le debolezze umane per portare quasi tutti alla sua mercé. Neppure i personaggi di supporto sono estranei a questa impostazione, a partire da Suor Maggie (di cui non sveliamo la reale identità, per non rovinare la sorpresa a chi non conosce le storie a fumetti), interpretata dalla bravissima Joanne Whalley, fino allo sfortunato Ray Nadeem, del sorprendente Jay Ali. Interessante, infine, il lavoro fatto con Benjamin Poindexter (alias Bullseye per i pochi fan del Cornetto che non lo avessero capito, nonostante l’abilità mostrata dal personaggio a far diventare letale ogni oggetto lanciato dalle sue mani) la cui follia omicida viene raccontata in modo più verosimile rispetto alla versione vista sulle pagine dei comic book. Sebbene la sua discesa verso l’abisso sia apparsa anche fin troppo rapida (forse l’unico vero difetto narrativo di questa stagione), “Dex” è la migliore new entry della serie, oltre che, come l’ultima scena sembra suggerire (dove una pupilla del personaggio si tramuta in un bersaglio, il simbolo sulla maschera di Bullseye nei fumetti), un probabile protagonista delle stagioni a venire. Peccato che le scene di lotta appaiano di nuovo girate in maniera approssimativa, una debolezza che contraddistingue un po’ tutte le serie Netflix a tema super-eroico e che ha determinato un parziale ridimensionamento del nostro giudizio finale. Dopo tre stagioni, però, Daredevil conferma di essere il miglior risultato di serialità associata al mondo Marvel. L’unico di cui veramente attendiamo di vedere il seguito.

 


 

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