Nazione: Stati Uniti
Anno: 2017
Durata: 132 min
Regia: Ridley Scott
Attori: Michelle Williams, Christopher Plummer, Mark Wahlberg, Charlie Plummer, Romain Duris
Voto Filmantropo:

 

 

Nell’estate del 1973 a Roma il sedicenne John Paul Getty III viene sequestrato dalla ‘ndrangheta, intenzionata a estorcere un enorme riscatto al nonno del giovane, il magnate del petrolio Jean Paul Getty, all’epoca noto per essere l’uomo più ricco del mondo. Sorprendentemente, e nonostante gli accorati appelli della ex nuora, l’anziano imprenditore si rifiuta di versare la somma richiesta.


Parlare del nuovo film di Ridley Scott, sorvolando sulle polemiche che ne hanno preceduto l’uscita, tutte incentrate sulla sostituzione lampo delle scene già girate da Kevin Spacey (decisione molto discutibile presa dalla produzione, e avvallata da Scott, come conseguenza alle accuse di molestie sessuali mosse contro l’attore), non sarebbe corretto, ma entrare troppo nel merito della vicenda rischierebbe di lasciare poco spazio a un esame più attento del nuovo lavoro del regista britannico. Non che un’operazione di questo tipo non debba essere presa in considerazione, soprattutto perché nonostante il tempo ridottissimo (le scene sono state completamente rigirate in meno di dieci giorni!), essa non sembra aver avuto un’influenza negativa sulla qualità artistica della pellicola. Il miracoloso lavoro di Scott e Christopher Plummer, semmai, potrebbe essere ricordato come il valore aggiunto di un film dove, purtroppo, i difetti non sono pochi. Tanto è vero che è proprio grazie alla grande interpretazione di Plummer, bravissimo a mostrare tutta la grettezza del suo personaggio (a cui fa da contraltare morale una quasi altrettanto brava Michelle Williams), se il messaggio di fondo della pellicola (un’analisi su come le persone ricchissime perdano progressivamente di vista le cose realmente importanti della vita, per dedicarsi esclusivamente all’accumulo di denaro fine a se stesso o alla ricerca ossessiva di beni materiali inaccessibili ai più, da possedere a tutti i costi) riesce in qualche modo ad emergere, valorizzando il lavoro di sceneggiatura di David Scarpa, che altrimenti sarebbe andato sprecato a causa di una messa in scena tutt’altro che ottimale. In effetti, escluse poche scene (come quella iniziale, che cita chiaramente la Dolce Vita di Fellini), la maestria del cineasta inglese non si palesa mai in modo evidente, soprattutto a causa dell’eccessivo spazio dedicato al rapimento del giovane Getty, portato avanti a ritmo troppo lento e in maniera poco funzionale al tema centrale del film. Se a questo aggiungiamo mafiosi da operetta e un Mark Wahlberg insolitamente anonimo (la versione italiana risulta anche ulteriormente penalizzata da un doppiaggio ignobile), si capisce come un film con notevoli potenzialità abbia  in realtà mancato di parecchio il bersaglio. Da anni la critica sostiene che da quando è tornato sulla cresta dell’onda, grazie all’inaspettato trionfo del Gladiatore, Ridley Scott sembra essersi imposto una sorta di regola: a un film riuscito, ne fa sempre seguire due dimenticabili. Ora, dopo il divertente The Martian, abbiamo avuto il deludente Alien: Covenant e appunto questo insipido Tutti i soldi del mondo. Dovremmo, quindi, confidare che la prossima pellicola del regista britannico possa essere un’opera da ricordare. Scott, però, ormai ottantenne, sembra affetto da una sorta di bulimia artistica, che lo porta a dirigere un film dietro l’altro, quasi a voler dimostrare che la sua età non rappresenti ancora un limite. Speriamo che il buon Ridley si ravveda presto. Non tutti hanno una creatività inesauribile come Woody Allen o Clint Eastwood e ci dispiacerebbe dover commentare il declino inesorabile di colui che ha donato Alien e Blade Runner all’umanità.

 

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