Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Durata: 60-84 min (episodio)
Genere: Drammatico
Ideatore: David Simon, George Pelecanos
Voto Filmantropo:

Sono passati cinque anni dall’uscita nei cinema di Gola Profonda, avvenimento che aveva concluso la prima stagione. Candy (Maggie Gyllenhall) è ormai parte integrante della sempre più fiorente industria della pornografia, mentre Vincent (James Franco) ha aperto un nuovo locale di successo, ulteriore fonte di denaro per il suo protettore, il boss Rudy Pipilo (Michael Rispoli).

Intanto l’amministrazione newyorkese, stanca della corruzione diffusa e del degrado di parecchie aree della città, comincia a lavorare per dare un nuovo volto alla Deuce.

 

Commentando la prima stagione, avevamo già fatto capire quanto fosse riduttivo considerare The Deuce una serie che raccontava esclusivamente la nascita e l’affermazione del genere pornografico negli Stati Uniti. Anche in questi nuovi episodi, Simon e Pelecanos utilizzano il cinema a luci rosse solo come sfondo per esplorare la variegata umanità dei bassifondi della New York degli anni Settanta, mirando, se possibile, ancora più in alto. Inoltre, se nella stagione precedente alcuni passaggi particolarmente crudi venivano stemperati con l’ironia e i vari personaggi non sembravano essere pienamente consapevoli delle contraddizioni della loro vita (il locale di Vincent aperto grazie ai soldi della mafia, il rapporto tra Candy e suo figlio messo a rischio dal lavoro di lei, il vero volto dei “papponi”), questa stagione segna, invece, la fine dell’innocenza (gli unici veri momenti con toni da commedia sono le brevi scenette che vedono protagonisti Bobby, interpretato dal bravo Chris Bauer, e la sua singolare famiglia): Vincent, coinvolto in un regolamento di conti tra clan rivali, è sempre più a disagio sapendo che i suoi guadagni andranno ad arricchire persone che considerano l’assassinio solo un aspetto della propria attività lavorativa; Candy, in procinto di diventare un’affermata regista di film pornografici, non riesce a trovare un modo indolore per spiegare al figlio il proprio lavoro; Abby, stanca di avere a che fare con sfruttatori e criminali, si allontana progressivamente da Vincent e dal suo mondo. Oltre a tutto ciò, già più che sufficiente a tenere in piedi una stagione, Simon e Pelecanos non rinunciano a coinvolgere tanti altri personaggi, allargando ulteriormente il già ricco cast di comprimari, utili a sottolineare il generale disincanto di un’epoca, che era iniziata con ben altre aspettative: i mafiosi mostrano esattamente cosa voglia dire “fare affari” nel mondo della criminalità, i papponi, sebbene continuino a sfoggiare abiti pittoreschi o a proseguire con abitudini a dir poco colorite, ricorrono a soluzioni estreme, pur di continuare con il loro stile di vita (già messo seriamente a rischio dall’esodo di massa di parecchie prostitute, allettate dal ben più gratificante mondo del cinema), la droga è sempre più diffusa e trascina parecchie persone in una spirale di miseria e violenza. In tutto questo, lo spettatore si trova immerso in una New York di fine anni Settanta, ancora una volta perfettamente ricostruita, a partire già dalla nuova, splendida, sigla di apertura, un mix azzeccatissimo di musiche e immagini, capace di ricreare in pochi secondi il clima che si respirava all’epoca nelle strade della metropoli americana. The Deuce è anche un sentito omaggio a chi interessa fare film solo per passione, al cinema di serie B con tante idee, ma pochissimi mezzi: tutti gli espedienti a cui devono ricorrere Candy e la sua troupe, ricordano non poco le traversie produttive affrontate da Roger Corman e la sua factory nel corso di decenni di carriera nel cinema a basso costo. Per gran parte degli attori protagonisti, poi, questa seconda stagione ha rappresentato una conferma del proprio talento, a cominciare da James Franco, che, apparentemente per nulla turbato dalle accuse di molestie sessuali che lo hanno investito, è ancora una volta bravissimo a impersonare due personaggi agli antipodi: Vincent (orrenda acconciatura a parte) acquisisce una nuova e più matura visione della propria vita. Frankie, invece, è il solito incosciente senza speranza, pronto a imbarcarsi in investimenti senza alcuna base solida, o in impegni sentimentali incompatibili con il suo modo di essere. Il bravissimo Gbenga Akinnagbe, inoltre, che interpreta Larry, è probabilmente la sorpresa più inaspettata di questa nuova stagione (ma non per Simon, che già lo aveva voluto in The Wire): unico tra i papponi a non diventare ancora più crudele con le proprie “protette”, preferisce riciclarsi come attore di film pornografici (e gli autori sono molto bravi a utilizzare questa sotto-trama per mostrare quanto fosse ancora presente nella “progressista” America degli anni Settanta, la piaga della discriminazione razziale: secondo i finanziatori mafiosi del film di Candy, infatti, il pubblico non è ancora pronto a vedere un nero come protagonista di un film dove il resto del cast è costituito da attori bianchi). Solo Maggie Gyllenhaal, non conferma l’ottima performance della scorsa stagione: impeccabile nel mostrare i tormenti di una madre, impossibilitata a spiegare al figlio la reale natura del proprio lavoro, è, invece, troppo gigionesca ed eccessiva nel raffigurare la regista rampante, ansiosa di raccogliere i frutti del proprio successo. Molti altri personaggi subiscono un’evoluzione o sono protagonisti di svolte decisive nella loro vita. Ci sono storie, infine, che arrivano già a compimento e l’ultima, bellissima scena, una lunga panoramica che abbraccia gran parte dei membri principali del cast, è sembrata quasi il perfetto finale studiato non solo per questa stagione, ma per tutta la serie. Forse Simon e Pelecanos non erano ancora certi che l’emittente HBO avrebbe confermato lo show anche per il prossimo anno (a ogni modo, a meno di ripensamenti, la terza sarà, comunque, l’ultima stagione). Qualunque sia la ragione, dopo l’eleganza narrativa messa in mostra con gli episodi di questo “secondo capitolo”, siamo sicuri che i due autori americani sapranno nuovamente regalarci parecchi altri momenti da ricordare.

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