Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Durata: 101 min

Genere: Animazione, fantastico, avventura, commedia
Regia: Wes Anderson
Voto Filmantropo:


 

 

 

Anno 2037. Tutti i cani del Giappone vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti a seguito di un’epidemia definita “influenza canina”, che si sta sviluppando nella città di Megasaki. Cinque cani emarginati, incontrano Atari Kobayashi, un ragazzino che giunge sull’isola per ritrovare il suo cane Spots. A Megasaki nel contempo, gli uomini sono imbattuti fra la paura dovuta all’infezione o la decisione di abbandono definitivo dei cani. Scoperto che Spots potrebbe non essere morto, i cinque amici decideranno di aiutare il piccolo Atari nella ricerca del suo migliore amico.

 

 

 

Il binomio stop motion-Wes Anderson sembra non essersi interrotto dopo Fantastic mr Fox del 2009. Nove anni dopo, il regista decide di raccontare ancora volta una pellicola incentrata sul mondo animale, abbandonando le vicende della famiglia delle volpi e indirizzandosi al mondo dei cani. La storia di Atari è unica, singolare e d’amore per il legame nei confronti del suo migliore amico; ovvero il suo Spots. Una favola importante e una regia sempre attenta nei dettagli, condiscono un realizzazione ancora inpeccabile per il regista di Gran Hotel Budapest, fatta di primi piani e campi lunghi, perfettamente inseriti nel contesto. Si parla di randagismo e di come si possa combattere, perché la storia del piccolo pupillo di casa Kobayashi riconduce proprio a una lotta per evitare questo fenomeno, dopo il suo approdo nella famiglia del candidato sindaco della città di Megasaki. A seguito di un incidente che lo costringe a una serie di operazioni e alla perdita dei genitori, per poi essere adottato proprio dalla famiglia Kobayashi, Atari ha molto in comune con il mondo del del randagismo. Prevedibile che Anderson parlasse del Giappone e che lo stato asiatico si affidasse allo stesso regista, per un racconto emozionante, tale da essere considerato una vera storia d’amicizia e un trionfo pittoresco per lo spettatore. Fin dall’incipit, Wes Anderson si affida al disegno su carta e alle illustrazione, per fare in modo che siano le immagini all’interno del suo film, ad  arricchite lo spettatore con contenuti, arrivando al punto tale da considerare L’isola dei cani come un omaggio al mondo giapponese. Con il disegno animato che si sostituisce in alcuni casi alla stop-motion o anche la scelta linguistica di far parlare gli umani in giapponese e i cani in inglese, il regista americano mette sullo stesso piano due mondi diversi, cercando di farli dialogare congiuntamente attraverso la traduzione simultanea in diretta. Come già visto nella sua carriera cinematografica, anche L’isola dei cani  con primi piani anche diversi dal mondo umano, mostra l’ingenuità e anche la forza di un mondo attraverso gesti che accomunano il mondo animale con quello umano, come lo possono essere uno starnuto o versate, alternandole a immagini di dolore e di leggera violenza. Elementi importanti tali da far pensare che niente come l’isola dei cani sembra perfetto per essere girato in stop-motion. Cani, spazzatura e amicizia danno un vita a un trittico coesionato splendidamente insieme, dove a trionfare c’è la purezza della giovinezza. Stellare il cast delle voci composto da  Bill Murray, Jeff Goldblum, Bryan Craston, Tilda Swinton, Edward Norton, Scarlett Johansson, Harvey Keitel e Yoko Ono.

Se leggete velocemente il titolo originale isle of dog, vi sembrerà di pronunciare la frase i love dog. Un chiaro segno d’amore per il regista nei confronti del mondo dei cani.

 

L’ARTE DELLA STOP-MOTION:

 


 

 

TRAILER L’ISOLA DEI CANI:

 


 

 

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