Nazione: Stati Uniti
Anno: 2018
Episodi: 10 
Piattafoma:
Amazon Prime Video
Genere: Drammatico, thriller
Creatori: Sam Esmail, Julia Roberts
Attori: Julia Roberts, Bobby Cannavale, Stephan James, Shea Whigham, Alex Karpovsky, Sissy Spacek
Voto Filmantropo:

Heidi Bergman (Julia Roberts) lavora come assistente sociale presso la Homecoming, una struttura gestita dal misterioso Geist Group, a cui il governo americano ha appaltato una terapia sperimentale, apparentemente studiata per garantire il veloce reinserimento dei veterani di guerra nella società. Heidi entra in empatia con uno degli ospiti del centro, Walter Cruz (Stephan James), del quale, ben presto, emergono i traumi causati dalle sue missioni militari. Quattro anni più tardi, Thomas Carrasco (Shea Wigham), un ispettore del Dipartimento della Difesa, rintraccia Heidi, ora impiegata come cameriera presso un piccolo ristorante di provincia, per verificare diverse anomalie che hanno portato alla chiusura della Homecoming. Heidi, stranamente, sembra non ricordare quasi nulla di quella esperienza.

Se qualcuno ha sempre pensato che solo David Fincher potesse ambire al titolo di vero erede di Brian De Palma, con la messa in onda di Homecoming, quel qualcuno dovrà cominciare a ricredersi. Dopo aver già impressionato con le prime tre stagioni di Mr. Robot, il regista di origini egiziane Sam Esmail dimostra con questa serie (ennesimo fiore all’occhiello di Amazon Prime Video: una litania la nostra, ma la piattaforma streaming di Jeff Bezos ormai non sbaglia più un colpo) di essere uno dei più promettenti talenti apparsi di recente sulla scena televisiva americana. E pensare che tutto ha avuto origine da un semplice podcast con lo stesso titolo, i cui due autori, gli sconosciuti Eli Horowitz e Micah Bloomberg, sono stati arruolati immediatamente per scrivere anche lo show televisivo. Compito svolto in maniera più che soddisfacente, considerando che, per entrambi, si trattava, di fatto, del primo lavoro di un certo spessore in carriera (Micah Bloomberg), tra l’altro, finora aveva trovato occupazione soprattutto come semplice tecnico del suono). Ma, come abbiamo già detto, gran parte del merito della riuscita dell’opera deve essere attribuito alla regia di Esmail, capace di emulare non solo lo stile del De Palma dei tempi d’oro, ma anche di aggiungere suggestioni provenienti da altri capolavori della suspense del passato, su tutti The Haunting di Robert Wise (preferiamo il titolo originale al pessimo “Gli invasati”, con cui la pellicola è conosciuta in Italia). Come nel film del 1963, un clima paranoico e un senso di straniamento creati ad arte, impediscono allo spettatore di capire cosa stia realmente accadendo e cosa, invece, sia solo il frutto dell’immaginazione di uno dei protagonisti. L’autentico colpo da maestro è la scena di fuga di due degli ospiti dalla struttura governativa: i desolati paesaggi notturni e le strade deserte, inducono il pubblico a pensare che i due malcapitati siano davvero vittime di una cospirazione o cavie inconsapevoli di un progetto segreto. A questo bisogna aggiungere: frasi non dette, personaggi ambigui, ambienti claustrofobici o asettici, tanti elementi volti ad aumentare la tensione e il senso di angoscia. A confondere ulteriormente il pubblico contribuisce anche il lento dipanarsi del mistero dietro la Homecoming, portato avanti attraverso l’utilizzo di due diversi piani temporali, uno dei quali rappresentato con inquadrature a 4:3, invece che in widescreen (e il motivo di questa scelta diventerà chiaro solo negli ultimi episodi). Inoltre, nonostante i parecchi passaggi costituiti da soli dialoghi, il ritmo della narrazione viene tenuto alto grazie alla breve durata di ogni episodio (solo trenta minuti circa), invogliando lo spettatore a esaurire la serie in una maratona di cinque ore. Come se questo non bastasse, la produzione è riuscita anche ad accaparrarsi Julia Roberts per interpretare la protagonista Heidi Bergman. L’ex Pretty Woman, alla sua prima esperienza televisiva veramente importante, non tradisce le aspettative: il suo volto maturo, capace di esprimere solo con un sorriso o con uno sguardo tutte le emozioni possibili, è determinante nel rendere credibile una donna combattuta tra la necessità di non deludere il suo capo e il desiderio di portare avanti il proprio lavoro in maniera fedele ai principi morali che esso implica, anche a costo di pagarne le conseguenze. Ma se le qualità di Julia Roberts sono ben note, la vera sorpresa è Stephan James. Il giovane attore canadese, già Jesse Owens in Race (biopic del 2016 dedicato al famoso atleta di colore delle Olimpiadi di Berlino), ci regala non il solito reduce problematico e perseguitato dai fantasmi di guerra, ma un personaggio tridimensionale e ricco di sfumature, con un’interpretazione che gli è valsa una candidatura come migliore attore in una serie TV drammatica agli ultimi Golden Globe. Un altro membro del cast degno di nota è Bobby Cannavale, già assieme a Esmail in Mr. Robot, ma messosi maggiormente in mostra in Boardwalk Empire e nella sottovalutatissima Vinyl (oltre a ricoprire un ruolo secondario anche nei due film di Ant-Man), che conferma di essere un attore da tenere d’occhio. Il suo personaggio, Colin Belfast, è il tipico arrampicatore sociale, pronto a tutto pur di fare velocemente carriera in azienda, senza preoccuparsi troppo dei bisogni della sua famiglia o dei costi umani, che alcune sue scelte potrebbero comportare. Cannavale è bravo a mettere in evidenza tutta l’insicurezza e la meschinità di chi raggiunge una posizione di alto livello a spese di altri, ma anche il suo terrore all’idea di tornare nella polvere al primo errore. Impeccabile, infine, Shea Wingham, uno dei migliori caratteristi in circolazione (lo abbiamo visto di recente anche in First man), perfetto nell’interpretare un oscuro burocrate, ligio al suo dovere e per nulla rassegnato a obbedire a poco trasparenti ordini superiori. La serie è già stata confermata per una seconda stagione, ma, purtroppo, Julia Roberts ha annunciato che non riprenderà il suo personaggio nei nuovi episodi. Una scelta non così inaspettata, dopo aver visto il finale. Noi, tuttavia, confidiamo nella capacità di Esmail di sorprenderci ancora una volta.

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