Dopo l’improvvisa scomparsa del padre, il magnate Artemis Fowl, Sr. (Colin Farrell), il geniale dodicenne Artemis, Jr. (Ferdia Shaw) viene contattato dalla misteriosa Opal Koboi (voce originale: Hong Chau), la quale, fatto prigioniero il genitore del ragazzo, lo ricatta al fine di costringerlo a recuperare l’Aculos, un potente manufatto magico, alla cui ricerca si sta dedicando anche il popolo fatato di Cantuccio.

Nazione: Stati Uniti
Anno: 2020
Durata: 94 min
Genere: Azione
Regia: Kenneth Branagh
Attori: Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Nonso Anozie, Judi Dench, Colin Farrell

Film originariamente pensato per il grande schermo, Artemis Fowl è diventato l’ennesima vittima del Covid-19, tanto da spingere la Disney a prendere l’inaspettata decisione di dirottarlo sulla propria piattaforma streaming. Un destino che accomuna la pellicola di Kenneth Branagh a tante altre, i cui produttori hanno preferito minimizzare le perdite attraverso la distribuzione online, piuttosto che rischiare l’inevitabile eccesso di offerta (e quindi, di fatto, l’invisibilità) che si avrà una volta che i cinema saranno tornati a pieno regime (un evento difficile da prevedere a livello temporale, vista la perdurante chiusura di molte sale, nonostante la fine del lockdown). Come detto, però, la scelta del colosso californiano è apparsa a molti piuttosto sorprendente, dato che, teoricamente, il film avrebbe dovuto essere il capostipite di una vera e propria saga, concepita dai boss della Disney per provare a insidiare la popolarità di Harry Potter (uno dei pochi fenomeni dell’entertainment non ancora in mano agli eredi dello zio Walt). Perché, quindi, rinunciare a un possibile blockbuster, potendo seguire la strada già intrapresa per le nuove produzioni della Pixar e dei Marvel Studios, con un rinvio dell’uscita a tempi migliori? Ebbene, terminata la visione della pellicola ci è venuto il sospetto che i vertici dell’azienda californiana, constatata la bassissima qualità dell’opera, abbiano deciso di evitare di tentare la sorte al botteghino e di provare, invece, a utilizzare la pellicola per promuovere la propria piattaforma. Disney+, infatti, dopo un lancio in pompa magna, a tre mesi dall’inizio delle trasmissioni in Europa (e a ben sette negli USA!) non è ancora stata capace di offrire granché in termini di contenuti originali. Il problema, tuttavia, è che il film è così brutto, che alla fine, tale scelta potrebbe rivelarsi quasi un boomerang e far aumentare ancora di più l’insoddisfazione degli abbonati alla piattaforma. Difficile, in effetti, trovare qualcosa da salvare nella pellicola, a cominciare da un Branagh a dir poco irriconoscibile. Che l’ex enfant prodige del cinema britannico non sia più quello delle sofisticate reinterpretazioni dei classici shakespeariani, degli inizi della sua carriera, lo sappiamo da tempo, ma per rendere l’opera accettabile, sarebbe bastato che il nostro Kenneth si limitasse a una regia “di mestiere”, come aveva già fatto in Thor o in Cenerentola. Il film, invece, non decolla mai e sebbene Branagh non sia esente da colpe, a infliggere il colpo mortale all’operazione ci hanno pensato altre scellerate decisioni prese dalla Disney. Prima fra tutte, l’inspiegabile scelta di voler stravolgere la natura del protagonista: nei romanzi di Eoin Colfer, infatti, il giovane Artemis è l’ultimo discendente di una famiglia di criminali: autentico genio del male lui stesso, sfrutta sempre la sua intelligenza fuori dal comune per i propri interessi e non per il desiderio di fare del bene. Di questo nel film non si coglie praticamente nulla, se non in una frase sibillina pronunciata dal ragazzo nel finale, che, tuttavia, invece di rimettere la storia sui giusti binari, non fa altro che creare ancora più confusione negli spettatori. Sia chiaro, che Artemis Fowl non sia propriamente un personaggio capace di promuovere la filosofia Disney nel mondo, lo capiamo bene, ma allora perché investire su di lui, con tanti altri bestseller per adolescenti a disposizione? Altro macroscopico errore è stato quello di voler condensare in una pellicola di appena 93 minuti ben due romanzi, con il risultato di rendere la narrazione convulsa e il montaggio schizofrenico, oltre a costringere gli sceneggiatori Conor McPherson e Hamish McColl a operare una sintesi del testo originale così estrema, da non riuscire a trasmettere quasi niente dell’immaginario creato da Colfer a chi non conosce i suoi libri. 

Molto complicato, infine, dare un giudizio sul cast, nonostante la presenza del bravo Colin Farrell e di una fuoriclasse come Judi Dench. L’ottantacinquenne attrice inglese, in particolare, si trascina stancamente per gran parte del film, comprensibilmente impossibilitata a reggere il ritmo sconsiderato con cui si passa da una scena all’altra. Vederla, poi, costretta a rendersi ridicola con delle improbabili fattezze da elfo, non può che riempirci di tristezza, pensando che questa potrebbe essere una delle sue ultime interpretazioni.

Speriamo solo che lo scempio finisca qui, perché faremmo davvero fatica a credere che, nel desolante panorama hollywoodiano attuale, a qualcuno possa venire in mente di sperperare ulteriori risorse per dare un seguito a un simile obbrobrio.

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